Don Giovanni Momigli

Una politica che non sa ascoltare le ragioni della protesta – ToscanaOggi 25-10-26

Una politica che non sa ascoltare le ragioni della protesta: articolo pubblicato su  Toscana Oggi del 25 ottobre 2026, pag. 11

Le logiche di corto periodo, che caratterizzano il dibattito e le scelte della politica, risultano incapaci di intercettare il disagio vero. Non è un problema solo italiano: gli squilibri sociali ed economici che negli ultimi anni si sono ingigantiti nelle democrazie europee, aumentando il tasso di povertà ma anche depauperando la classe media, sono la causa prima delle manifestazioni dilagate in queste settimane, pur in differenti contesti e con motivazioni in parte diverse.

Abbiamo visto un certo numero di minorenni che hanno espresso il loro disagio generazionale, con motivazioni simili agli adulti. A questi si sono uniti giovani stranieri di seconda generazione, che si sentono esclusi da una società che li marginalizza, li ghettizza, e sovente li tratta come elementi estranei e ostili all’identità nazionale. Fra loro si sono mischiati quelli che, a prescindere, hanno deciso di odiare, saccheggiare, distruggere: sono i peggiori nemici di quelli che scendono in  piazza per protestare contro una situazione che sembra non garantire loro un futuro o hanno anche una qualche piattaforma rivendicativa.

Il disagio vero unito al non sentirsi ascoltati suscita ulteriore disagio e la protesta. E anche l’irrompere della violenza nella protesta, sempre errata e da condannare senza se e senza ma, è il segno che la domanda sociale non è stata intercettata e che manca di adeguata rappresentanza.

L’incapacità di comprendere le realtà e di assumere scelte adeguate e necessarie porta a posizioni pericolosamente oscillanti nei confronti della violenza di cui molti giovani si rendono colpevoli: da una parte, prende forma l’idea che le violenze possano essere giustificate perché frutto di marginalità , disagio sociale, carovita e, dall’altra, si rafforza l’idea di chi parla solo di punizione. È chiaro che bisogna punire senza tentennamenti, ma bisogna pure capire le ragioni e saper dividere chi va in piazza solo per devastare e chi si trova coinvolto in queste devastazioni, pur essendo sceso in piazza con altri intenti.

Ai giovani che protestano, ma non solo a loro, non si può semplicemente continuare a prospettare un incremento del Pil o un pareggio di bilancio, senza tener conto che in tutta Europa milioni di famiglie chiedono risposte perché temono per il lavoro, per la sanità, per le pensioni, chiedendo risposte. E c’ anche una domanda di idealità che non può essere elusa.

Il problema è che mancano i partiti veri, con una presenza reale sul territorio: questo rappresenta un pericolo, perché dà fiato a una “politica” che ignora le “politiche” e al fatto che la tensione della piazza può essere facilmente sfruttabile da qualunque forza politica.

Bisogna ascoltare chi protesta e isolare i violenti e lavorare per ricostruire il tessuto democratico, anche attraverso obiettivi, strumenti e indicazione di futuro. Ma può farlo una classe politica malata di presentismo e che si lascia guidare solo dalle emozioni del momento?

Articolo Toscana Oggi 25 ottobre 2026

Don Momigli

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