Don Giovanni Momigli

Saluto assemblea Confcooperative 23 aprile 2026

UNA BUONA REGIONE PER COOPERARE – Assemblee Regionali delle Federazioni di Confcooperative
Firenze 23 aprile 2026

Saluto don Giovanni Momigli, Direttore Ufficio Problemi Sociali e Lavoro Arcidiocesi di Firenze

Il titolo scelto per questo vostro incontro può essere letto da un’angolazioni affermativa – quella in cui operiamo è una buona regione per cooperare – oppure da un’angolazione critico rivendicativa: una buona regione per cooperare dovrebbe adottare questo, promuove quello, e così via.

Non è compito mio entrare nello specifico, né dell’una né dell’altra angolazione, che presumibilmente vanno fuse insieme facendo emergere gli elementi di positività da valorizzare e gli elementi di criticità su cui è necessario operare con maggiore incisività e, forse, con una visione diversa.

In questo breve saluto mi permetto cambiare la vocale che avete messo in evidenza nel titolo di questo incontro, per mettere in luce una buona ragione per cooperare, direi anche la necessità di cooperare.

Nessuno da solo può pensare, e tanto meno pretendere, di avere tutte le risposte: soprattutto in un mondo in veloce e continua trasformazione e sempre più interconnesso, interagire e cooperare diviene imprescindibile a tutti i livelli.

La cooperazione aumenta la capacità di raggiungere obiettivi complessi, difficilmente realizzabili da soli, permette di unire sforzi e risorse per creare valore condiviso, coltiva mutualità e solidarietà.

Cooperare, però, non è mai stato facile e non lo è certamente oggi, in un contesto fortemente individualista e mosso da competizione sfrenata.

La Fondazione Treccani Cultura ha scelto “dialogo” come parola del Festival della lingua italiana 2026, per riflettere sulla necessità di favorirne la pratica e la diffusione nella società e nei rapporti, da quelli interpersonali a quelli internazionali.

Oltre alle ragioni di carattere organizzativo ed economico, una buona ragione per cooperare è data dall’urgenza di ritrovare i motivi e il valore del dialogo e di superare una serie di pericolose disarticolazioni presenti nel nostro contesto sociale e culturale, come quella tra l’io e il noi, tra persona e comunità, tra pubblico e privato, tra politica, cultura e società.

La frattura io – noi è una delle grandi questioni che ereditiamo dai secoli passati, ma che oggi si manifesta in ogni ambito in modo quasi patologico.

Il contrapporre l’io al noi (un io che può anche riferirsi a un gruppo) produce una falsa dialettica che offusca lo sguardo sull’umano e sulla storia.

Cooperare porta a costruire quella tessitura feriale di dialogo che impedisce che l’io mangi il noi e che il noi mangi l’io ed è un modo concreto ed efficace per costruire futuro, senza rimanere ingabbiati nel suicida antagonismo singolo – comunità.

Buon lavoro.

Don Momigli

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