Il nuovo Presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, Lapo Baroncelli, in un intercvista a La Nazione del 10 marzo, afferma: «Abbiamo grandi industrie del comparto difesa che dovranno aumentare la loro presenza e rappresentano un volano per il territorio. Stiamo pensando ad aziende della manifattura che possano riconvertirsi su lavorazioni specifiche legate appunto al sistema difesa, all’aerospazio, alla security».
L’Osservatore Toscano cin un articolo affronta la questione, riportando anche un intervento di don Giovanni Momigli
Nella sua relazione alla Tavola Rotonda svolta in arcivescovado il 25 febbraio scorso, Marco Buti ha parlato di distruzione creativa, intendendo il superamento di alcune attività per crearne nuove. Pensare tout court di trasformare le aziende della moda in aziende della difesa, mi pare corra il rischio di lasciarsi assorbire solo nell’ambito del contingente, la cui unica certezza è che non potrà permanere a lungo nell’incertezza generata dal tentativo di governare il mondo con la forza.
È certamente vero che quando si parla di difesa si possono intendere molte cose, dagli aspetti tecnologici all’abbigliamento, ma al cambio di passo richiesto dalla sfida della reindustrializzazione, che esige visione e interazione, è assai riduttivo rispondere solo percorrendo quelle strade che il contesto bellico attuale suggerisce ed esige. Un contesto che dovremmo cercare di superare.
Guardare solo al Pil non è sufficiente a colmare le carenze strutturali né a garantire un ritorno stabile su un sentiero di crescita duratura. Ridurre lo sviluppo di un territorio alla sola crescita del Pil è un sentiero pericoloso e tutt’altro che inclusivo: il tema dello sviluppo è complesso, richiede un’impostazione integrata di obiettivi e di strumenti. Ed è necessario tenere insieme, piccole e grandi unità produttive, qualità del manufatto e terziario.
La creatività che ha caratterizzato Firenze ha perso la sua vena ispiratrice?
È intenzione della diocesi seguire questo processo di reindustrializzazione offrendo, come ha detto l’arcivescovo Gherardo Gambelli nel suo saluto alla Tavola Rotonda del 25 febbraio, la bussola della Dottrina sociale della Chiesa, che spinge al nuovo mantenendo fermo il valore della persona e della comunità