Don Giovanni Momigli

Preghiera a Gesù per il Natale

Caro Gesù,

guardando la mangiatoia vuota del presepe, pronta per la notte di Natale, mi viene da pensare alle tante culle che rimangono vuote per mancanza di sogni e di speranze, per questioni economiche e culturali.

Mi viene pure da pensare se e quanto i presepi a cui siamo abituati ci consentono di percepire che Dio viene ancora, nell’oggi della nostra vita; se e quanto riescono a raccontare l’amore di un Dio che entra nella storia reale, con le sue pesantezze e le sue speranze.

Il tuo Vangelo non cambia, ma nel tempo sono cambiate, e devono cambiare, le forme per annunciarlo, per renderlo presente nell’oggi della vita.

Il presepe deve sempre far emergere con chiarezza che il centro è la tua nascita: Dio-con-noi. Ma dovrebbe anche ricordare il contesto in cui oggi celebriamo la tua natività, per accoglierti nella carne viva della vita e diventare operatori di giustizia, di fraternità e di pace.

Il contesto attuale è quello di un’economia malata a servizio dell’individualismo, dell’indifferenza, dell’inequità. Un contesto dove il diritto della forza sembra prevalere sulla forza del diritto, le differenze fra i ricchi e i poveri sono sempre più elevate, il sistema di welfare in declino, la situazione delle carceri sempre più intollerabile. Un contesto in cui sembra che si voglia porre fine alle guerre facendo prevalere le armi sulla diplomazia e dove si pensa di vincere la violenza dilagante nelle città con la sola repressione, senza investire nella relazione, riprendere in mano la filiera educativa, promuovere spazi aggregativi.

«Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Il tuo farti uomo, Signore, ci ricorda quanto il mondo abbia bisogno di umanità e che la sfida più grande che abbiamo davanti è quella di custodire l’umano, di comportarsi da esseri umani.

Per custodire l’umano, forse, bisogna trovare il coraggio di essere trasgressivi. Trasgressivi con una pace “disarmata e disarmante”, in un mondo di violenze e guerre. Trasgressivi con la gentilezza, in una società dove predomina la barbarie del linguaggio e dei comportamenti. Trasgressivi con un sorriso, una carezza, un ascolto partecipe, una parola affettuosa, nella quotidiana rete di rapporti anonimi, funzionali e indifferenti.

In quel costante gioco di luce e tenebra che è l’animo umano, non possiamo vivere senza relazione, senza sperare e senza amare.

Signore Gesù, in questo Natale 2025, per me e per tutti, ti chiedo di insegnarci a guardare il volto delle persone e di donarci la gioia e libertà di lasciarsi attrarre da te, Dio che ti sei fatto carne per amore.

Don Giovanni

Don Momigli

condividi questo post

Facebook
Twitter
Pinterest