Assunzione della Beata Vergine Maria (Ap 11,19; 12,1-6.10 Sal 44 1Cor 15,20-26 Lc 1,39-56)
Nel giorno di Ferragosto, la festa dell’Assunzione di Maria ci rimanda alla Pasqua e ci ricorda come al cuore dell’annuncio cristiano non c’è una norma etica o una pratica religiosa, ma la persona di Cristo risorto.
Maria si addormenta nella morte e, con tutta sé stessa, diviene partecipe della vita nuova di cui ci ha parlato nella seconda lettura l’apostolo Paolo: «Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita» (1Cor 15).
In questo tempo di guerre e violenze di ogni genere, di sfiducia e di non senso, sentiamo forte il bisogno di una svolta, il bisogno di parole vere e significative per la nostra vita personale e collettiva.
Le difficoltà che caratterizzano questa stagione storica e che, a partire dalle famiglie, attraversano lo scenario mondiale richiamano tutti a una nuova responsabilità: non sono più tollerabili discorsi astratti e di principio e non ci si può più accontentare delle analisi e neppure delle denunce. Ci vuole qualcosa di più.
Più di sempre, ci è richiesto di stare da credenti dentro la storia, senza temere «di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo» (MH, 16), per affrontare le sfide con il realismo della fede, nella certezza che Dio capovolge i criteri del mondo, come canta Maria nel Magnificat. Dio capovolge le cose, anche con il contributo che lui chiede a ciascuno di noi.
Maria ha creduto al compimento della Parola di Dio nella sua vita e, quindi, crede al compimento della Parola di Dio e della sua azione nella storia umana. Chiunque prega il Magnificat non può che fare propria la stessa fede e operare perché si realizzi il Regno di Dio.
Quando nascono i legami con cui opponiamo al male il bene, alla morte la vita, allora vediamo che nulla è impossibile con Dio (cfr Lc 1,37).
L’enorme drago rosso con sette teste e dieci diademi, di cui parla la prima lettura, è una chiarissima raffigurazione del potere del male e della sua forza di distruzione straordinaria: «la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra» (Ap 12,4).
La Scrittura ci dice che il drago, Satana, non cesserà mai il suo tentativo di affermarsi nel mondo e di accanirsi in modo particolare «contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù» (Ap 12, 17). Ma ci dice anche che quella del drago non sarà l’ultima parola.
Noi tutti vorremmo che il male fosse immediatamente sconfitto e che scomparisse dalla nostra vita e dalla nostra vista. Sappiamo, però, che non è così e che dobbiamo realisticamente prendere coscienza delle dinamiche del male, senza paura né rassegnazione, senza condividerle ma anche senza nasconderle.
Le parole e le scelte di morte sembrano prevalere, ma ogni vita che nasce ci apre alla speranza e Dio si rende presente nelle concrete esperienze di fraternità e nei di solidarietà. La Risurrezione è il nostro destino ultimo, ma modifica anche il nostro modo di abitare la terra.
In un contesto in cui la politica guarda al tempo breve, si fa “paladina dei diritti” sciolti da ogni vincolo relazionale e solidale e cerca consenso con promesse irrealizzabili che contribuiscono ad aumentare la sfiducia, chi crede in Gesù Cristo e nella sua risurrezione è chiamato a farsi generatore di vita nuova e a intraprendere il sentiero della responsabilità, perseguendo con forza azioni collaborative, in cui vi sia interazione e non antagonismo tra le parti in campo.
Il nostro mondo – e anche il nostro Paese – ha sempre più bisogno di donne e uomini umili che si lasciano appassionare dalle grandi visioni e che non hanno paura di mettersi in gioco.
Uscendo di Chiesa, al termine dalla celebrazione eucaristica, portiamo con noi la certezza della vittoria di Cristo sulla morte, la convinzione che, per quanto possiamo essere provati dagli eventi drammatici di questo nostro tempo, il drago non prevarrà.
Maria interceda per noi e ci accompagni nel nostro cammino di umanizzazione del mondo.