Don Giovanni Momigli

Omelia martedì 6 gennaio 2026

Epifania del Signore (Is 60,1-6   Sal 71   Ef 3,2-3.5-6   Mt 2,1-12)

«La tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli, ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te» (Is 60,2). Queste parole del profeta Isaia descrivono il contesto nel quale vive il popolo di Israele e dicono qual è l’azione di Dio.

La terra, anche in questo nostro tempo, è avvolta da tenebre sempre più fitte. La storia sembra condotta verso la rovina dagli stessi esseri umani, sempre più avvolti nel buio della forza che annienta il diritto; nel buio del solo interesse economico e dello sfruttamento che annientano la dignità e la libertà di persone e popoli; nel buio dell’odio e dell’insensatezza.

L’Epifania è la luce di Dio che ci raggiunge, anche in questo nostro tempo di tenebra. È luce che manifesta il progetto di Dio su ogni donna e su ogni uomo: «Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo» (Ef 3,6).

Il Vangelo di Matteo, che abbiamo ascoltato, racconta l’episodio dei Magi ponendo la loro vicenda sullo sfondo delle storie di Erode, dei sacerdoti e del popolo di Gerusalemme.

Come quella dei Magi, anche la nostra storia personale è sempre intrecciata con altre storie e con le vicende che coinvolgono l’intera umanità.

«Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» (Mt 2,2): è la testimonianza che i Magi rendono agli abitanti di Gerusalemme, annunciando loro che è nato il re dei Giudei.

I Magi testimoniano di essersi messi in cammino, dando una svolta alla loro vita, perché nel cielo hanno visto una nuova stella, descritta come luminosa e, quindi, visibile a tutti.

Molti sovrani, al tempo di Gesù, si facevano chiamare “stelle”, ma non è stata la loro luce a svelare ai Magi l’evento del Natale.

Come non sono i potenti che oggi a salvare l’umanità, al di là di come si presentano. Quelli che oggi possono essere visti come “successi” saranno smentiti dalla storia, soprattutto quando questi presunti successi vengono conquistati senza il diritto e la giustizia, senza il rispetto della vita e della dignità delle persone.

Lo “splendore” degli uomini è artificiale, freddo, spesso frutto di calcoli e di giochi di potere e non è certamente in grado di rispondere al bisogno di senso e di speranza delle persone in ricerca di un orizzonte della vita e della storia.

Le luci che illuminano la vita, simboleggiate dalla stella, sono quelle che scaldano lasciandosi consumare, come si è consumato Gesù fino alla morte in croce.

Potremmo dire che la stella ci parla della sola luce che può indicare a tutti la via della felicità: quella dell’amore. Possiamo anche noi – tutti uomini e donne, umili e potenti – essere stelle per qualcuno o per molti, ma se sappiamo accogliere la luce del Verbo che si è fatto carne e, come lui, ci lasciamo consumare dall’amore e per amore.

I Magi non seguono le indicazioni di un codice segreto, ma un astro che vedono splendere nel firmamento. Loro lo notano perché sono alla ricerca di un segno di speranza. Altri, come Erode e gli scribi, non si accorgono nemmeno della sua presenza, tanto sono ripiegate su sé stessi sulle loro cose.

La stella indica il cammino che porta all’incontro con il Signore della vita e della storia; invita a compiere un viaggio che è prima di tutto interiore, per non rimanere prigionieri di schemi, abitudini e presunte certezze.

La luce della stella ci esorta– come ci ha ricordato il profeta Isaia – ad alzarci e a metterci in cammino. Un cammino che non va affrontato da soli.

Il termine “Oriente”, usato da Matteo, è volutamente un’indicazione poco precisa: non importa dove ci troviamo, da dove esistenzialmente parte il cammino. Quello che conta è partire.

Non importa neppure quale segno ci sia donato, per mettersi in viaggio. Può essere un evento della natura, l’incontro con un testimone, un’esperienza che trasforma e invita a raggiungere la profondità dell’essere. Decisivo è il desiderio, che motiva la ricerca, che sostiene il viaggio.

Un secondo aspetto determinante è l’ascolto della parola di Dio. Le Scritture, però, non vanno lette solo per conoscerle, ma con il cuore colmo del desiderio di Dio. Altrimenti si rischia di sprofondare nella situazione in cui si trovano gli scribi di cui parla l’evangelista: conoscono, ma non vengono toccati; indicano dove deve nascere il Messia, ma non si muovono

Dopo aver sperimentato la gioia dell’incontro col Signore – al quale si va, non per chiedere, ma per donare qualcosa – non si può far ritorno alla vita quotidiana per la via di Erode, che è strada di morte, ma vanno seguiti altri percorsi.

Dopo aver incontrato il Signore non si percorrono più le strade di prima; non si percorrono più le strade del mondo come facevamo prima. L’incontro col Signore ci cambia.

Don Momigli

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