Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria (Gen 3,9-15.20 Sal 97 Ef 1,3-6.11-12 Lc 1,26-38)
La festa della Concezione Immacolata di Maria è un segno di speranza per un mondo travolto da una crisi di senso e da inquietudini profonde.
In un contesto come quello attuale, dove il contesto internazionale spinge verso semplificazioni autoritarie, facendo prevalere la forza sul diritto, la complessità viene percepita come minaccia e la democrazia come inefficiente, cresce la paura e viene meno la fiducia. Viene meno il gusto per la verità e per la vita. Siamo travagliati dall’angoscia della sopravvivenza, sia come individui, sia come popoli e nazioni.
Quanto si muove attorno alla follia delle guerre, delle armi nucleari o batteriche, come l’aumento dei problemi economici di molte nazioni meno sviluppate e di larghe fasce di popolazione nelle nostre città e anche i problemi legati al cambiamento climatico, oltre alla loro gravità, stanno producendo un cambiamento nel sentire e nel pensare e rivelano una pericolosa crescita del desiderio di onnipotenza, il venir meno del rispetto reciproco e della dignità, la massificazione culturale, la menzogna divenuta sistema.
L’incontro tra Dio e Adamo che si era nascosto, presentato dalla prima lettura, è una pagina emblematica, perché può rappresentare la storia di ciascuno, di “ogni Adamo e ogni Eva” che abitano la terra. E la domanda posta da Dio, «Adamo, dove sei?» Gen 3,9), riguarda tutti, intimamente, come persone, come comunità, come Chiesa.
Dio non chiede “Cosa hai fatto?”, ma “Dove sei?”. L’essere umano si nasconde per non dover rendere conto, per sfuggire alla responsabilità della propria vita.
Dove siamo? Dove andiamo? Domande che dobbiamo avere il coraggio farci, senza nasconderci. Nascondendosi e persistendo nel nascondimento scivoliamo sempre, e sempre più profondamente, nella falsità, facendo diventare la situazione più problematica.
Alla domanda di Dio Adamo risponde: «Ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto» (Gen 3,19). Il simbolo della nudità, nella Bibbia, è ambivalente: significa vergogna, ma anche verità.
La nudità è la situazione dell’essere umano: la sua verità e il suo disagio. Riconoscere questa dimensione è il primo importante passo verso la riconciliazione con sé stessi, con gli altri e con l’Altro.
Fuggire come Adamo non serve: è necessario rimanere e capire sempre meglio sé stessi e che Dio non è oltre il nostro limite, sulle strade dell’immaginario, ma dove noi ci troviamo, anzitutto per farci crescere in quella umanità assunta dal Verbo nel grembo di Maria.
L’incontro dell’angelo Gabriele con Maria si svolge in tutt’altro clima da quello di Dio con la prima coppia umana.
Quasi a significare che l’incontro con Dio avviene negli eventi ordinari della vita, l’evangelista non dice che l’angelo “apparve” a Maria, ma che entra da lei, (Lc 1,28).
Entrato nella sua casa, l’angelo le rivolge un saluto e una benedizione molto frequente nell’Antico Testamento, quando a un uomo o una donna viene chiesto di svolgere per conto di Dio una missione di salvezza: «Il Signore è con te» (Lc 1,28).
Maria è invitata a rallegrarsi perché «piena di grazia» (Lc 1,28) e perché le viene posta davanti una missione particolare: «concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (Lc 1,31).
Il turbamento di Maria non è la paura di Adamo che si nasconde agli occhi di Dio, e neppure la paura di Zaccaria che, davanti alla visione dell’angelo, è assalito dal dubbio, ma è provocato da quanto l’angelo le dice.
La domanda di Maria – «come avverrà questo, poiché non conosco uomo?» (Lc 1,34) – non esprime dubbio o incertezza, ma la sapienza dei semplici. Davanti a Dio e al suo misterioso appello, l’essere umano avverte sempre la sua piccolezza, la sua inadeguatezza.
Come nel tempo passato con i profeti e con i suoi servitori, anche con Maria Dio agisce colmando la distanza: trasformata dalla grazia e dalla potenza creatrice dello Spirito, essa diverrà la madre umana del Figlio di Dio.
Il “sì” detto all’angelo, Maria ha continuato a pronunciarlo nei lunghi anni di Nazaret fino ai piedi della croce, quando si è trovata a rivestire i panni della madre del condannato.
Guardare a Maria significa confermare la nostra fiducia in Dio che guida la storia dell’umanità e rispondere alla chiamata ad essere, anche in questa complessa fase storica, costruttori di un mondo nuovo nella quotidianità della nostra vita.