Don Giovanni Momigli

Omelia domenica 5 ottobre 2025

XXVII domenica Tempo Ordinario anno C (Ab 1,2-3;2,2-4   Sal 94   2Tm 1,6-8.13-14   Lc 17,5-10)

Ci sono persone convinte di avere una fede incrollabile; persone che si domandano se hanno fede; persone accompagnate dal dubbio; persone che non credono; persone che, per una prova o una grande difficoltà, dicono: Non credo più! Ma cosa significa credere? Avere fede? E, poi: credere in cosa, in chi?

Come ci fanno capire le letture di questa domenica, credere significa aderire con tutto sé stessi a quel Dio che ci ha amati per primo, ascoltare  la sua voce e non indurire il cuore (Salmo responsoriale). Significa avere una fiducia così salda che non viene meno nelle difficoltà e di fronte alle incomprensioni più dolorose.

La fede cristiana è adesione personale alla mentalità e allo stile di vita di Gesù che si è posto al servizio dell’umanità, abbandonandosi incondizionatamente alla volontà del Padre. La fede permette al credente di aprirsi alla speranza escatologica e di guardare serenamente oltre la morte.

Della fede non si è padroni né la si può imporre: si può solo accogliere con gratitudine e testimoniarla, ben sapendo – come ricorda san Paolo – che «la fede non è di tutti» (cf 2Ts 3, 2).

La liturgia di oggi si apre con un brano tratto dal libro di Abacuc. Il profeta ha davanti violenza, rapine, litigi e si rivolge a Dio lamentandosi del suo silenzio, della sua assenza: «Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!» e non salvi?» (Ab 1,2).

La risposta di Dio al profeta appare ancora più sconcertante della sua assenza: abbi pazienza. Aspetta e tutto finirà. Nel frattempo «soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede» (Ab 2,4).

Di fronte alle guerre che insanguinano il mondo, alle aggressività dei potenti, al male che si scatena attorno a noi, vorremmo un Dio giudice che intervenisse e distruggesse senza pietà quelli che per noi sono i malvagi.

Il profeta Abacuc discute e litiga con Dio, ma alla fine si fida di lui. C’è il male che interroga e provoca, ma Dio è più forte del male e salva dalla morte.

Avere fede, cioè fidarsi di Dio, va di pari passo con il cercarlo, con il discutere con lui, come ha fatto Abacuc e i grandi personaggi della Bibbia. Più esattamente, la fede è dare fiducia a Dio che si rivela, si fa conoscere. Ecco perché la fede è un dono e, nello stesso tempo, è anche un atto umano, possibile solo nella libertà. E non c’è libertà senza coscienza dei propri limiti e l’assunzione dei costi che la libertà comporta.

Presupponendo di avere un po’ di fede, gli apostoli fanno a Gesù una domanda precisa: «Accresci in noi la fede!» (Lc 17,5). La risposta di Gesù è illuminante per loro e per noi: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe» (Lc 17,6).

Il gelso è un albero robusto, ben radicato nella terra e resistente ai venti. Gesù vuole far capire che la fede, anche se piccola, può avere la forza di sradicare persino un gelso e, cosa ancora più improbabile, di trapiantarlo nel mare. Nulla è impossibile a chi ha fede, perché non si affida alle proprie forze, ma a Dio, che può tutto.

Quando c’è fede, poca o tanta che sia, la nostra vita e quella attorno a noi può davvero cambiare. Forse è per questo che niente sembra cambiare: ci lamentiamo come Abacuc, senza davvero fidarsi e affidarsi a Dio come fa lui.

Gesù collega la richiesta degli apostoli in merito alla fede con un’esortazione a riconoscersi servi inutili. E anche questo richiede fede: svolgere fino in fondo il compito che il Signore ci ha affidato, consapevoli che chi cambia davvero la realtà è soltanto lui.

La misura di una fede autentica non è data dalla moltiplicazione degli atti devozionali e neppure dalla fedeltà alle norme etiche, ma dal servizio agli altri, vissuto senza alcuna pretesa di essere a posto e senza tornaconto. Servi inutili: senza utile alcuno. Servi per amore e con amore, fidandosi pienamente di Dio.

Don Momigli

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