Don Giovanni Momigli

Omelia domenica 21 settembre 2025

XXV domenica Tempo Ordinario Anno C (Am 8,4-7   Sal 112   1Tm 2,1-8   Lc 16,1-13)

Il nostro attaccamento alla vita è tendenzialmente di natura egocentrica e caratterizzato dalla tendenza al possesso. Questo ci espone alla tentazione di vivere la rete delle relazioni con gli altri, con la natura, con i beni materiali e perfino con Dio, secondo la logica del dominio, anziché con quella del dono e del servizio.

Ogni cosa che pensiamo possa procurarci piacere, supremazia, sicurezza, vantaggio, profitto, viene immediatamente scelta senza tenere conto che un’altra strada potrebbe procurare relazioni più vere e feconde e una felicità più autentica.

Affrontare la vita secondo la logica del possesso – e del piacere del possesso – ci fa vivere in un perenne stato di lotta per la conquista e ci fa sentire come una perdita ogni forma di condivisione, di gratuità.

Il tempo è vita e misura la durata della nostra vita. Una verità che la nostra bramosia di possesso ha trasformato in una efficace menzogna: il tempo è denaro. E allora, come gli israeliti a cui si rivolge il profeta Amos , per aumentare il profitto si aggirano leggi, normative e anche precetti religiosi.

Fare della ricchezza il proprio idolo, asservendosi ad esso, oggi come nell’VIII secolo a. C. quando predicava Amos, si traduce in atti concreti che non guardano in faccia a nessuno: calpestare il povero, sterminare gli umili, comperare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali.

In questo scenario, la parabola raccontata da Gesù, che vede protagonista un amministratore disonesto, appare sconcertante.

Accusato di aver dilapidato i beni del padrone, un amministratore sta per essere licenziato. Non cerca giustificazioni né si lascia scoraggiare, ma escogita una via d’uscita per assicurarsi un futuro tranquillo.

Con lucidità riconosce i propri limiti: «Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno» (Lc 16,3). Poi agisce con astuzia, aggiungendo alla frode altra frode: fa risparmiare i debitori del suo padrone, in modo che poi gli vengano incontro. Sorprendentemente il padrone elogia il comportamento palesemente ingiusto dell’amministratore «perché aveva agito con scaltrezza» (Lc 16,8).

Gesù raccolta la parabola non per elogiare un ladro in quanto ladro, ma per notare come «i figli di questo mondo» (Lc 16,8), ossia quanti vivono secondo i criteri del mondo, sono più scaltri dei «figli della luce» (Lc 16,8), ossia di quanti vivono o vorrebbero vivere secondo la volontà di Dio.

Coloro che pensano ai loro interessi mondani dimostrano molta più capacità di comprendere le situazioni e di agire con prontezza e scaltrezza di quanto i credenti siano capaci di leggere la vita e la storia alla luce della parola della fede e di impegnarsi per agire come la fede suggerirebbe per il loro stesso bene.

Gesù esorta chi crede in lui a sforzarsi di capire la realtà e ad egire con decisione e, se necessario con scaltrezza, nelle scelte che sono chiamati a compiere, senza perdersi d’animo nelle difficoltà.

Similmente a quanto ha fatto, nel male, l’amministratore disonesto, Gesù esorta i suoi ascoltatori a investire le proprie ricchezze in relazioni per costruire amicizie, a usare le proprie ricchezze per gli altri: così sarà aperta la porta della casa del Padre e ad accoglierci «nelle dimore eterne» (Lc 16,9).

Parlando di «ricchezza disonesta» (Lc 16,9) Gesù non intende quella guadagnata disonestamente, ma la ricchezza in quanto tale. Le nostre traduzioni non riportano più, come un tempo, la parola “mammona”, che ha la stessa radice di amen che significa credere, avere fiducia. Mammona, quindi, è la ricchezza nella quale gli esseri umani pongono la propria fiducia, invece che porla in Dio, facendo diventare la ricchezza un idolo, un anti-Dio

La ricchezza disonesta di cui parla Gesù è dunque quella ricchezza che domina la nostra vita e che ci pone al servizio di ciò che non è Dio.

In una recente intervista al giornale peruviano El Comercio, papa Leone dice di aver letto la notizia secondo cui Elon Musk «sarà il primo trilionario al mondo»”, aggiungendo: «Se questa è l’unica cosa che ha valore oggi, allora siamo in un grosso guaio» (Vatican News, 14 settembre 2025)

Saremo davvero in un grosso guaio, fino a quando le cose varranno più delle persone, fino a quando il prezzo di una persona sarà come quello di «un paio di sandali» (Am 8,6).

Don Momigli

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