XVIII domenica Tempo ordinario anno A (Is 55,1-3 Sal 144 Rm 8,35.37-39 Mt 14,13-21)
Dopo aver saputo la notizia della morte di Giovanni Battista, Gesù decide di ritirarsi «in disparte» (Mt 14,13) con i suoi discepoli e si dirige in un luogo deserto. Ma la gente lo segue in massa, tanto che quando Gesù arriva con la barca con la quale si era allontanato «vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati» (Mt 14,14).
Gesù cambia programma. I bisogni della gente che lo ha seguito lo portano a sospendere l’idea di rimanere in solitudine e si prende cura di loro.
Avere compassione significa “patire con”, prendere su di sé la condizione altrui. La compassione non è un sentimento superficiale, ma manifestazione concreta dell’amore che si fa carico delle necessità delle persone, agendo in modo concreto per trovare una soluzione.
Sul far della sera sono ancora tutti là. E i discepoli prendono l’iniziativa di suggerire a Gesù quella che a loro pare l’unica via possibile: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare» (Mt 14,15). Come dire: in un simile contesto l’unica cosa da fare è quella di non fare niente, lasciando che ognuno si arrangi da solo.
Gesù, però, li chiama direttamente in causa: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mt 14,16). Possiamo immaginare la faccia dei discepoli a sentire queste parole. E rispondono a Gesù con un realismo indiscutibile: «Non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!» (Mt 14,17), come possiamo dare da mangiare a tutti.
Gesù non nasconde la realtà, ma per lui c’è sempre una possibilità nuova: la nostra povertà, se abbinata alla generosità, si trasforma in una ricchezza inattesa. E così, quel poco messo nelle mani d Gesù consente a tutti di mangiare fino a sazietà e di far avanzare pure qualcosa.
La proposta dei discepoli è quella di persone concrete, che rimangono chiuse nell’unica strada che sembra possibile. Gesù pensa in un altro modo, perchè nessuna situazione e nessuna condizione porta con sé un’unica via già segnata.
Gesù sta educando i suoi discepoli, di ieri e di oggi, alla logica di Dio: farsi carico dell’altro; non lavarsene le mani; non guardare da un’altra parte. “Si arrangino” non entra nel vocabolario di Gesù e non può entrare in quello del cristiano.
Nella visione di Gesù, inoltre, non si può mai dare niente per scontato. La logica del Vangelo tiene conto della realtà e si misura con essa, ma non l’assume come unica e ultima parola sul presente e sul futuro.
Una cosa, ad esempio, è riconoscere la presenza della guerra, altra è attribuirle il valore di una condizione permanente entro cui il pensiero debba collocarsi, altrimenti non si accetta solo di fare i conti con la realtà, ma si restringono le scelte dentro i confini di ciò che la storia ci ha consegnato.
È la storia stesa che racconta come, in certe circostanze, determinate scelte e particolari accadimenti abbiano cambiato il corso degli eventi, rendendo praticabile quello che appariva impossibile, costringendo la cosiddetta realpolitik a ridefinire i propri confini.
La via del riarmo non è la sola via che possa garantire la sicurezza, neppure in tempi di guerra. La logica del Vangelo spinge al dialogo che, nella sua forma più alta, possiede una natura generativa: non si limita a gestire una realtà già data, ma interviene sulle condizioni stesse del possibile aprendo nuovi spazi.
È in questa capacità di generare possibilità inedite che il dialogo mostra la sua forza più autentica: non quella di non tener conto o di opporsi ingenuamente alla realtà, ma quella, più difficile, di contribuire a trasformarla.
La narrazione fatta dall’evangelista ha un chiaro riferimento all’Eucaristia, soprattutto quando si parla di benedizione, frazione del pane, consegna ai discepoli, distribuzione alla gente.
La folla viene sfamata perché il pane viene spezzato. “Spezzare” è il verbo della condivisione, ma anche del sacrificio. “Spezzare” è il verbo dell’amore: chi ama è disposto a spezzare anche la sua vita per le persone che ama. Ed è quello che farà Gesù perché è lui il Pane di vita eterna, spezzato per la vita del mondo.