Don Giovanni Momigli

Omelia domenica 19 luglio 2026

XVI domenica Tempo ordinario anno A (Sap 12,13.16-19   Sal 85   Rm 8,26-27   Mt 13,24-43)

L’immagine del grano e della zizzania che crescono insieme esprime bene la realtà, sempre complessa, parziale e contraddittoria. Non solo la società e la chiesa, ma anche la nostra realtà interiore.

L’immagine del grano e della zizzania smentisce tutti quelli che ogni giorno cercano di convincerci che la realtà ha un solo colore – con affermazioni nette, dichiarazioni spesso superficiali e anche parzialmente o del tutto false – rendono praticamente impossibile ogni dialogo tra visioni diverse e, soprattutto, un qualsiasi confronto con la verità delle cose.

La prima lettura è tratta da quella parte del libro della Sapienza dove lo scrittore biblico riflette sul perché Dio non abbia sterminato tutti i malvagi che sono nel mondo, arrivando alla conclusione che Dio si comporta con mitezza nei confronti dell’umanità perché usa la sua forza solo per realizzare la giustizia.

La mitezza non è debolezza o impotenza, ma volontà e capacità di dominare la propria forza, di governarla, di orientarla. La mitezza di Dio appare come pazienza, che attende i tempi di ogni persona e che esprime fiducia nella possibilità di cambiamento.

Le parole del libro della Sapienza ci introducono bene all’ascolto della parabola del grano e della zizzania, con la quale Gesù ci fa conoscere la pazienza e la mitezza di Dio e apre il nostro cuore alla speranza.

«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo» (Mt 13,24). Dio semina sempre del buon seme. Come ci ricorda il libro della Genesi, parlando della creazione, tutto quello che viene da Dio è cosa buona. E l’uomo e la donna sono descritti come «cosa molto buona» (Gen 1,31).

Gesù descrive la logica del regno, che siamo chiamati a fare nostra, con l’atteggiamento tenuto da un uomo che ha seminato buon seme e che si ritrova nel campo anche la zizzania, termine che indica tutte le erbe nocive.

I servi domandano da dove viene quest’erba. La risposta dell’uomo identifica la provenienza della zizzania ad opera di un nemico, che tende a destabilizzare. E, in parte, quasi ci riesce, perché l’impazienza può portare ad estirpare anche il buon grano.

Le decisioni importanti vanno ponderate con attenzione. Occorre prendere tempo, aspettare, osservare che cosa dà vita e che cosa invece ci toglie il respiro.

All’inizio il grano e la zizzania sono molto simili, spesso sono con le radici intrecciate, e solo progressivamente cominciano a presentarsi in modi differenti.  Il grano e la zizzania non rappresentano il bene il male in astratto, ma la concretezza di noi esseri umani, che possiamo seguire Dio o il diavolo.

Si può seguire il diavolo pensando di seguire il bene, operare come farebbero i contadini, che per tutelare la purezza del grano rischiano di tagliarlo con la zizzania. Ma anche cadendo nella tentazione di ritenersi migliori degli altri o di pensare di essere nel giusto mentre gli altri sbagliano.

Per noi ora è il tempo della pazienza, non quello della distruzione e della violenza. Una pazienza che, come ci dice il libro della sapienza, si accompagna sempre alla mitezza e all’amore.

Dal male bisogna prendere le distanze e rigettarlo via con determinazione, ma chi compie il male è una persona, sono sempre persone verso le quali bisogna usare pazienza, come il Signore usa pazienza verso di noi.

Dalla parabola emergono due modi di agire e di abitare il mondo: lo sguardo del padrone, che vede lontano; lo sguardo dei servi, che vedono l’immediato.

Ai servi sta a cuore un campo senza erbacce, al padrone sta a cuore la tutela del buon grano. Il Signore ci invita ad assumere il suo stesso sguardo, quello che si fissa sul buon grano, per custodirlo anche tra le erbacce.

Occorre guardarsi dalla presunzione di ritenersi sempre in grado di distinguere con esattezza il buon grano dall’erba cattiva e dalla tentazione dell’impazienza che ci porta a voler anticipare il giudizio nell’oggi.

Il giudizio ci sarà. Non sarà il nostro ma quello di Dio. E sarà alla fine, quando ciascuno sarà verificato nel suo essere grano o zizzania

Don Momigli

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