Don Giovanni Momigli

Omelia domenica 17 agosto 2025

XX domenica Tempo Ordinaria anno C (Ger 38,4-6.8-10   Sal 39   Eb 12,1-4   Lc 12,49-53)

Il brano del Vangelo di questa domenica è breve, ma da questi pochi versetti e del contesto in cui sono inseriti emerge forte il senso dell’urgenza e della radicalità: «Sono venuto a gettare il fuoco e quanto vorrei che fosse già acceso» (Lc 12,49).

Gesù avverte i suoi discepoli che è giunto il momento della decisione, il tempo delle scelte decisive: scelte che debbono essere radicali perché mosse dal fuoco della passione.

La radicalità cristiana non va confusa con il fondamentalismo religioso. La radicalità cristiana nasce dalla vocazione alla santità, orienta le scelte ed è tenuta viva dal desiderio che si compia il Regno di Dio.

Come per Gesù, essere radicali significa seguire la propria vocazione e nutrire passione perché il Regno di Dio si compia: «Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!» (Lc 12,50).

Ogni credente è chiamato a rispondere alla chiamata di Gesù Cristo nella dinamica quotidiana della propria vita, evitando di “addomesticare” le esigenze del Vangelo, perché non riesce a osservarle, per rispetto degli altri o per il quieto vivere in famiglia, in parrocchia, sul lavoro nei vari ambiti della vita sociale.

Chi crede in Gesù Cristo sa che le proprie debolezze sono colmate dalla grazia e dalla misericordia di Dio e che Dio Padre vuole rendersi presente a questo mondo anche attraverso la sua persona.

Molti filosofi e pensatori hanno descritto il cristianesimo come una religione concepita per tenere buone le coscienze, ma a imbonire o ottenebrare le coscienze è la religiosità staccata dal Vangelo, non Gesù Cristo e il suo Vangelo.

Il Vangelo di Gesù è un fuoco che non può essere spento, che inquieta e muove le coscienze: un fuoco che illumina, comunica vita e cambia la realtà. Dove c’è Cristo la realtà non rimane mai la stessa. Quando le cose rimangono immobili, anche nella Chiesa, significa che non c’è nessuna relazione esistenziale con Gesù Cristo, ma solo un più o meno generico riferimento ideale.

Il fuoco che Gesù è venuto ad accendere passa tramite il battesimo della croce e chiede la capacità del dono di sé, fino a dare la vita: è un fuoco che trasforma innanzitutto noi stessi e che si riverbera nel mondo.

La nostra fede è un sonnifero o una spada, un pannicello caldo o un fuoco? Illuminiamo il nostro orizzonte culturale e il nostro pensiero con il Vangelo oppure leggiamo il Vangelo filtrato dalle nostre idee?

Se alla luce di queste domande guardiamo con onestà la nostra vita personale e quella delle nostre comunità cristiane, caratterizzata da una routine sempre più stanca, senza particolari desideri e passioni, sembra che il nostro riferimento a Cristo sia più concettuale che esistenziale e che fuoco del Vangelo sia sopito, se non addirittura spento. Come scrive don Luca Mazzinghi: «Se volessi banalizzare al massimo, più che tenere acceso un fuoco sembra spesso che noi cristiani siamo tutt’al più capaci di riscaldare una minestra precotta usando il forno a microonde…».

Il Vangelo di Gesù Cristo, se accolto in tutta la sua radicalità, è fuoco che cambia il mondo a partire dal cambiamento del cuore e della vita di ciascuno.

In questa prospettiva si colloca, e si comprende, anche la successiva affermazione di Gesù: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione» (Lc 12,51).

Il fuoco del suo Vangelo divide, mette in crisi la vita dei suoi discepoli. Il fuoco del Vangelo spazza via le facili illusioni di quanti pensano di poter coniugare vita cristiana e visoni del mondo, vita cristiana e accomodamenti mondani, vita cristiana e scelte conformistiche o frutto della paura di scegliere.

Aver fede non è semplicemente partecipare a dei riti e seguire certi schemi, ma abbracciare un progetto di vita, personale, comunitario e sociale.

Credere in Gesù Cristo significa dare un sapore e un orizzonte pasquale alla vita, che è tutto meno che ricerca del proprio individuale benessere spirituale: è il risveglio della coscienza di fronte ai problemi degli uomini e delle donne del proprio tempo, con la volontà precisa di prendersene cura, iniziando con dalla propria incondizionata adesione a Gesù Cristo.

Don Momigli

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