Don Giovanni Momigli

Omelia domenica 13 settembre 2026

XXIV domenica Tempo ordinario anno A (Sir 27,33-28,9   Sal 102   Rm 14,7-9   Mt 18,21-35)

Il brano del vangelo di domenica scorsa ci ha fatto riflettere su come comportarci per recuperare alla comunione un membro della comunità che ha peccato contro di noi. Oggi, grazie alla domanda di Pietro, il Vangelo ci fa riflettere sul tema impegnativo del perdono: «Signore, se mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?» (Mt 18,21).

Pietro non si limita a formulare una richiesta, ma indica una meta che lui considera generosa. Non tre volte, come suggerivano i rabbini dell’epoca, ma più del doppio, intendendo così “tante volte”. La risposta di Gesù lo spiazza: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,22). Come dire: perdonare tutto e sempre.

Per rendere più chiaro il suo insegnamento Gesù racconta una parabola, dove per due volte viene pronunciata la stessa supplica, ma con esiti diversi: «Abbi pazienza con me e ti restituirò» (Mt 18,26.29).

La prima volta viene pronunciata da un servo che viene presentato al re che vuole regolare i conti. Questo servo gli doveva una somma enorme e, non potendo restituirla, chiede al re di avere pazienza. Il re ha compassione di lui: arriva persino a condonare tutto il debito senza chiedere niente in cambio.

La stessa supplica viene poi rivolta al servo a cui era stato appena condonato l’enorme debito, da un altro servo che non è in grado di restituirgli la piccola somma che gli deve. Ma quel servo, al quale era stato condonato tutto, non lo ascolta: «Lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito» (Mt 18,30).

La parabola ci dice che il perdono per i torti e le offese ricevute deve essere incondizionato: viene concesso anche in assenza di una dichiarazione di pentimento e disponibili anche a veder rigettato il perdono concesso. La parabola, inoltre, dimostra che il perdono ricevuto non cambia necessariamente il cuore di chi è stato perdonato.

La parabola di oggi ci aiuta a cogliere in pienezza il significato della frase che diciamo nella preghiera del Padre nostro: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12). La richiesta di perdono a Dio è credibile se accompagnata dalla disponibilità e dalla concreta pratica del perdono fraterno.

«Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto» (Mt18,31). Con queste parole, Gesù inserisce un aspetto tutt’altro che secondario della parabola: l’inserimento di una terza parte, ci fa uscire del rapporto bilaterale, dove uno perdona l’altro per un’offesa ricevuta.

Il fatto che il servo a cui il re ha condonato tutto si comporti in modo duro con un suo pari che gli deve pochi soldi, suscita il dispiacere e la collera degli altri servi.

Non sono gli altri servi ad aver subito un atteggiamento senza cuore dal servo a cui è stato condonato tutto, altrimenti sarebbero anch’essi chiamati al perdono. Si può e si deve perdonare infinite volte il fratello e la sorella che peccano contro di noi, non abbiamo però l’autorità di perdonare il male che viene fatto ad altre persone.

Di fronte alla malvagità nei confronti di altri, mi posso – anzi: mi devo – indignare e denunciare. Se non mi indigno e non denuncio, divento complice di ingiustizia

Ed è quello che fanno i servi andando dal re a raccontare quanto accaduto, in modo che il re possa fare giustizia per il comportamento tenuto dal servo nei confronti di un altro servo, nonostante la generosità ricevuta.

Il re in questo caso non è più il soggetto che ha un rapporto diretto col servo, come in precedenza, ma è colui che amministra la giustizia: «Lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto» (Mt 18, 34)

Il commento conclusivo di Gesù è chiaro e lapidario e dovremmo davvero tenerne conto: «Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello» (Mt 18,35).

Don Momigli

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