Festa del Battesimo del Signore anno A (Is 42,1-4.6-7 Sal 28 At 10,34-38 Mt 3,13-17)
A pochi giorni dall’Epifania, lo scenario è completamente cambiato. Siamo passati dal presepe a uno dei luoghi più bassi della terra, nella depressione del Mar Morto, a quattrocento metri sotto il livello del mare.
Sono scomparsi Maria e Giuseppe, angeli, pastori e Magi. Ci restano solo Gesù, ormai adulto, e la figura piuttosto ruvida del Battista, ultimo dei profeti dell’Antico Testamento.
La festa del Natale ci ha messi davanti al Figlio di Dio che nasce senza trattamenti di favore e al fatto che i primi a ricevere l’annunciano, e che poi si fanno annunciatori, sono persone poco raccomandabili come a quel tempo erano considerati i pastori.
La festa dell’Epifania ci ha ricordato che Gesù è venuto per tutti. Qualsiasi sia la situazione in cui una persona si trova e da qualsiasi luogo provenga lo può incontrare: basta osare il viaggio della fede.
Con la festa odierna del Battesimo del Signore si realizza una saldatura tra l’incarnazione e la missione, con scelte che saranno sempre più determinanti e rivelative dell’identità di Gesù e del progetto di Dio per l’umanità.
Gesù scende sulle rive del Giordano, fiume che il popolo aveva attraversato con Giosuè per entrare nella terra promessa dopo quaranta anni di peregrinazione nel deserto.
L’azione di Gesù, che chiede e riceve il battesimo (segno della volontà di cambiamento), avvia un processo di rivelazione che lo porta fin sulla croce, dove la manifestazione sarà piena.
In tutte e tre le letture di questa festa è presente la parola giustizia. La prima lettura ci parla del Signore chiama il suo servo per la giustizia, perché porti, proclami e stabilisca il diritto e la giustizia. Nella seconda lettura, Pietro dice che Dio accoglie chi pratica la giustizia.
La necessità che venga adempiuta ogni giustizia è presente anche nella prima frase pronunciata da Gesù, secondo il vangelo di Matteo.
Giovanni non è convinto di dover battezzare Gesù e glielo dice apertamente: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» (Mt 3,14). Con altrettanta libertà Gesù gli risponde appallandosi alla volontà di Dio: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia» (Mt 3,15).
Giustizia, nel Vangelo di Matteo e in generale nella Bibbia, corrisponde a ciò che è giusto per Dio, a ciò che Dio vuole.
Le prime parole di Gesù fanno capire che c’è un disegno più grande al quale sia Giovanni che lui stesso sono chiamati a aderire nella libertà. La vera obbedienza, infatti, è libera scelta di aderire a una volontà e a un progetto superiori.
Iniziando la sua missione immergendosi nell’acqua delle miserie umane, Gesù ha fatto la volontà del Padre, come appare subito evidente: una volta battezzato «si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”» (Mt 3,16-17).
Pure la seconda lettura, attraverso le parole di Pietro, ci dice che Gesù «passò facendo del bene e risanando coloro che erano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui» (At 10,38).
Se Gesù adempie in pienezza “ogni giustizia”, corrispondendo pienamente al progetto del Padre e vivendo in comunione con lui, allora noi possiamo conoscere e capire il progetto di Dio, per quanto umanamente possibile, proprio attraverso Gesù, attraverso quello che lui dice e fa.
E possiamo anche capire che obbedire a Dio, donandoci, non è annullare sé stessi o rincorrere il frutto del nostro pensiero, ma scoprire il vero valore della nostra libertà, che consiste nella capacità di valutare, di scegliere e di fidarsi di chi può illuminare, nutrire e dare senso alla nostra vita: il Signore Gesù.