Don Giovanni Momigli

Omelia mercoledì 31 dicembre 2025

Solennità di Maria Madre di Dio – Te Deum di ringraziamento (Nm 6, 22-27   Sal 66   Gal 4,4-7   Lc 2,16-21)

A conclusione della nostra celebrazione canteremo il Te Deum, come ringraziamento particolare per l’anno che volge al termine.

Occorre tuttavia ricordare che la celebrazione eucaristica è rendimento di grazie, ci fa custodire nel cuore il mistero di Gesù, ci fa leggere le vicende del tempo e della vita alla luce del mistero dell’incarnazione, passione, morte e risurrezione del Signore.

Fine anno, tempo di bilanci. Per fare e condividere il bilancio di un anno ci possono essere varie prospettive. Potremmo guardare a cosa il 2025 ci ha lasciato nella nostra vita, specialmente nel nostro cuore; potremmo riflettere di cosa vogliamo rendere grazie; potremmo anche pensare di cosa dovremmo chiedere scusa.

Il nostro essere riuniti intorno all’altare del Signore, però, ci suggerisce di lasciarci guidare dalla parola di Dio, da quel gioco di sguardi e di volti presente nelle letture che abbiamo ascoltato.

La prima lettura, tratta dal libro dei Numeri, ci parla del volto di Dio, presentandolo come un volto di benedizione: «Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,25-26). Il volto di Dio che si volge su di noi incontra il nostro volto, la nostra intera vita.

Un gioco di volti e di sguardi caratterizza anche l’esperienza vissuta dai pastori che vanno a Betlemme, seguendo l’invito fatto loro dall’angelo: «trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia» (Lc 2,16). Vedono dei volti. Fanno un incontro. E questo vedere li rende testimoni: «dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro» (Lc 2,17).

La prospettiva per guardare all’anno che si chiude può essere proprio quella del volto: ripensare alle persone che abbiamo conosciuto, ai volti che abbiamo incrociato con il nostro sguardo; rendere grazie al Signore dei tanti volti incontrati, sapendo che – come il nostro – sono volti di persone benedette, amate da Dio, accolte da lui.

Rendere grazie al Signore particolarmente per i volti che ci hanno toccato, per quelle persone che sono entrate nel nostro cuore, nella nostra vita. E presentare al Signore quei volti, quelle persone, che non vedremo più in questo mondo, perché hanno concluso il loro cammino terreno.

Rendere grazie, prima di tutto, per il volto di Dio ché ci è stato e continuamente ci viene concesso di “vedere” nel volto nel Verbo fatto carne.

È vero che «Dio, nessuno lo ha mai visto», ma, come sottolinea l’evangelista Giovanni, è altrettanto vero che «il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18).

Ed è proprio grazie alla rivelazione del volto di Dio, come Padre di misericordia, ricevuta da Gesù, che abbiamo potuto vivere l’anno 2025 come Giubileo di grazia ravvivando la speranza. Una speranza che non delude e che papa Francesco, con le opere di misericordia suggerite, ci aveva chiesto di vivere come speranza della fraternità, guardando il volto degli altri.

Quanto sperimentiamo ogni giorno sembra dirci che un mondo fraterno è lontano, perché la realtà ci parla di divisione, guerre, odio, rancore, sfiducia.

La speranza di un’umanità fraterna, dunque, è solo uno slogan o ha un fondamento, una base solida su cui è davvero possibile costruire qualcosa di stabile e duraturo?

Anzitutto è bene ricordare a noi stessi che la speranza, pur essendo un fatto personale, non è mai solo individuale: è custodita da una intera comunità, trasmessa di generazione in generazione, sostiene l’etica della responsabilità, sa cercare aiuto quando tutto sembra complicato e, come il granello di senape, anche se piccola cresce poco a poco.

Ma la risposta definitiva alla domanda ce la offre la Maria, Madre di Dio, mostrandoci Gesù. La speranza di un mondo fraterno non è un’ideologia, non è un sistema economico, non è il progresso tecnologico. E non deriva certamente dalla forza.

La speranza di un mondo fraterno è lui, il Figlio incarnato, mandato dal Padre perché tutti possiamo diventare ciò che siamo, cioè figli del Padre che è nei cieli, e quindi fratelli e sorelle tra di noi.

Guardiamo a un anno che si chiude e al cammino di un nuovo anno, volgendo il nostro volto al volto benedicente di Dio; apriamo lo sguardo del cuore per riconoscere il volto del Signore in mezzo a noi.

Ecco il fondamento del nostro ringraziamento: rendere grazie a Dio perché con il suo sguardo di benedizione e di amore ci ha accompagnato. E se abbiamo saputo riconoscerlo presente nella nostra vita, il nostro grazie è ancora più forte.

Certi che il Signore volge a noi il suo volto, concludiamo il Te Deum cantando con gioia: «Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno».

Maria Madre di Dio, interceda per noi.

Don Momigli

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