Don Giovanni Momigli

Natale del Signore 2025 – Messa della notte

Solennità del Natale del Signore 2025 – Messa della notte (Is 9,1-6   Sal 95   Tt 2,11-14   Lc 2,1-14)

«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (Is 9,1). Il profeta Isaia, nel buio dell’esilio del popolo di Israele, vede una luce venire da lontano e la riconosce già presente, nonostante il popolo sia oppresso e lontano dalla sua terra.

Fittissime sono anche le tenebre nelle quali ci troviamo a camminare: guerre, odio, violenza. Sembra smarrito ogni rispetto per la persona umana e persa la via della ragione. L’animo umano è in continua lotta tra la luce e le tenebre.

«È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini» (Tt 2,11). Anche se si manifesterà in pienezza nella gloria, la presenza di amore e di salvezza di Dio già splende nel cuore dell’umanità.

Un angelo del Signore avvolto di luce illumina la notte e consegna ai pastori la buona notizia: «Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,10-11).

Il canto degli angeli contiene l’essenza del Natale. La grande gioia deriva dal fatto che è nato per noi un Salvatore, Cristo Signore. Nessuno può darsi la salvezza da solo. La salvezza non si conquista. La salvezza è un dono che ha il nome e il volto di Gesù.

Per celebrare il Natale bisogna lasciarsi avvolgere dal mistero. Possiamo certamente narrare e capire i fatti legati alla nascita del «Verbo che si è fatto carne» (Gv 1,124), ma quello che avviene a Betlemme di Giudea non è solo un evento umano.

E quando si tratta di Dio si entra sempre nel mistero. E il mistero, più che con la ragione, lo si coglie aprendo il cuore.

Celebrare il Natale significa credere che anche nel cuore della notte, nella più sperduta delle esistenze, quando tutto sembra senza vita, un nuovo inizio è possibile, perché Dio è con noi.

Nella notte di Natale, il Signore dice a tutti e a ciascuno di noi: c’è speranza anche per te; io sono con te, qualsiasi sia la situazione nella quale ti trovi.

Per accogliere luce e la speranza del Natale siamo chiamati a metterci in cammino con lo stupore dei pastori di Betlemme, che: «andarono, senza indugio» (Lc 2,16).

Andare senza indugio a Gesù Cristo, per ritrovare la speranza perduta, per rinnovarla dentro di noi e seminarla nelle desolazioni di questo nostro mondo.

Come Maria si è presa cura di Gesù, avvolgendolo in fasce e ponendolo in una mangiatoia (cfr Lc 2,7), così ciascuno di noi è chiamato a prendersi cura di Gesù presente in chi è piccolo, povero, emarginato, violentato, discriminato.

Andare dal Signore che è nato per noi e poi tornare alla vita quotidiana con rinnovato vigore, senza lasciarsi assorbire dalla quotidiana mediocrità.

Il Natale del Signore ci invita a riscoprire la gioia dell’incontro con il «Verbo fatto carne» (Gv 1,14), ci chiama a quel profondo rinnovamento interiore di cui ciascuno di noi ha bisogno e ci impegna ad operare per la trasformazione del mondo, iniziando dalle nostre relazioni e dinamiche quotidiane.

Lasciarsi affascinare da Gesù muove il cuore e le mani, per sdegnarci per le cose che non vanno ed avere il coraggio di cambiarle, come direbbe Sant’Agostino.

La luce del Natale splende anche in questo nostro tempo, che soffre per la mancanza di pensiero ed è segnato dall’assenza di solidi punti di riferimento, e non può essere oscurata né dal fuoco delle armi né dalle vacue luminarie delle nostre città.

Il Giubileo, che Leone XIV concluderà il prossimo 6 gennaio (in diocesi si chiuderà in cattedrale nel pomeriggio di domenica 28 dicembre), ci ha richiamato alla speranza del Vangelo, alla speranza dell’amore, alla speranza del perdono.

Per mantenere accesa la luce di quella speranza che non delude e che da senso alla nostra esistenza e al nostro camminare per le strade del mondo, chiediamo al Signore che viene di vivere questo Natale custodendo lo stupore con il cuore e lo sguardo di Maria e con il silenzio attivo di Giuseppe e dei pastori.

Buon Natale!

Don Momigli

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