Carissimi,
commentando la proposta della “Camminata per la pace” che, come parrocchia, abbiamo fatto la Domenica delle Palme, una persona ha scritto: «Sono ben più di 2000 anni che le preghiere non fermano le guerre e non portano la pace. Proviamo altri metodi».
Il metodo da perseguire, che poi è sostanza, è quello della conversione, che consiste nella trasformazione del cuore e della mente. Con cuore e mente diversi possiamo imprimere una svolta radicale alla progressiva diminuzione di fiducia reciproca, alla manipolazione del consenso, all’erosione del tessuto sociale, all’incapacità di concepire vie politiche non armate, al ritenere la vita umana sacrificabile agli interessi nazionali o per ridisegnare gli assetti geopolitici.
La preghiera non è un balsamo che agisce indipendentemente dalla persona umana: invoca e aiuta quella disposizione interiore capace di cambiare il cuore, di accogliere la pace di Cristo, di evitare di cadere nell’inganno di chi – perfino in nome di Dio – promette successo per mezzo della guerra e vittorie senza adesione alla croce di Gesù. La preghiera, quella vera, stimola e accompagna l’impegno per il diritto e la giustizia e fa crescere nell’amore.
Parlando della Pasqua, un grande teologo del Novecento, Karl Rahner, diceva: «La risurrezione di Gesù è come la prima eruzione di un vulcano. Essa mostra che all’interno del mondo già brucia il fuoco di Dio, che ricondurrà ogni cosa nell’ardore della sua luce».
È proprio dell’ardore che la Pasqua di Cristo sprigiona e comunica che abbiamo bisogno, per ridare senso e vigore alla nostra vita e per cambiare orientamento a questo nostro mondo. Dobbiamo riconoscere che, troppo spesso, il nostro vivere manca di quella passione che, sola, consente di respirare a pieni polmoni, di agire con rinnovato vigore e di proiettarsi da protagonisti verso il futuro.
«Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto» (Mt 28,5-6). Nella croce e nella risurrezione di Cristo c’è il paradigma della fede: uno sconvolgimento dal quale scaturisce l’amore di Dio che trae fuori dall’abisso dell’illusione, del non senso e della morte.
Cristo risorto si rende presente nella nostra vita e nella nostra storia e, ancora oggi, fa crescere i pensieri e i gesti di pace e i segni di speranza seminati dal suo amore e coltivati dal nostro amore.
Buona Triduo Pasquale!