Distretto moda, rivoluzione etica. Don Momigli: «Ripartire dal lavoro»
Intervista di Fabrizio Morviducci – La Nazione 12 luglio 2026
Il responsabile diocesano della pastorale sociale: «Non sono a rischio solo le imprese, ma le famiglie»
La deindustrializzazione del distretto della moda è soprattutto un problema etico e umano».
Don Giovanni Momigli, proposto di Scandicci e direttore dell’Ufficio problemi sociali e lavoro dell’Arcidiocesi di Firenze, riflette da tempo sul tema della reindustrializzazione e della responsabilità delle grandi aziende verso la filiera.
Don Giovanni, qual è il nodo principale della crisi?
«Quando una filiera si indebolisce non sono a rischio solo le imprese, ma il lavoro, le famiglie, le competenze e la coesione di un territorio. Per questo è necessario interrogarsi sulle cause profonde della crisi e sulle responsabilità di tutti gli attori della filiera, a partire dalle grandi aziende. Le istituzioni hanno il dovere di intervenire».
La reindustrializzazione è la strada giusta?
«È necessaria, ma non basta. Occorre affrontare le debolezze strutturali del sistema, capire come stanno cambiando i consumi e misurarsi con le incertezze geopolitiche».
Quale modello di sviluppo serve?
«Non possiamo ridurre lo sviluppo alla sola crescita del Pil. Serve una visione che unisca risultati economici e responsabilità sociale, mettendo al centro il lavoro e la persona».
Perché insiste sulla centralità del lavoro?
«Perché genera responsabilità, valorizza i talenti e alimenta lo spirito di iniziativa. La rendita, invece, indebolisce il senso di responsabilità individuale e collettiva e non produce vero sviluppo».
L’innovazione tecnologica può aiutare?
«È indispensabile, ma la tecnologia non ha valori propri. Dipende dall’uso che ne facciamo. Investiamo molto negli strumenti e troppo poco nella costruzione di una cornice etica e di una governance che orientino l’innovazione verso il bene comune».
Qual è oggi la sfida più urgente?
«Prima ancora che economica, è culturale. Dobbiamo invertire una deriva valoriale e sociale che rischia di impoverire le nostre comunità. Senza una cultura della responsabilità sarà difficile costruire nuovi modelli di sviluppo».
Quale ruolo può svolgere la Chiesa?
«Continuare a mettere al centro la persona e la sua dignità, traducendo nella vita concreta i principi della dottrina sociale: bene comune, solidarietà, sussidiarietà e giustizia sociale. Non sono principi astratti, ma criteri concreti».
La Nazione 12-7-2026 – Testo Intervista