Don Giovanni Momigli

Contrastare il lavoro nero in Toscana – 16 maggio 2024

All’interno del Festival del Lavoro promosso dai Consulenti del Lavoro (16 – 18 maggio 2024 – Firenze Fortezza da Basso) dal titolo “Etica, Sicurezza e Intelligenza Artificiale”, ho partecipato a una tavola rotonda sul tema: Contrastare il lavoro nero in Toscana.

Schema Intervento:

Nel mio intervento a questa Tavola Rotonda mi limito ad alcune riflessioni, consapevole gli studi e l’esperienza degli altri relatori consente loro di parlare con maggiore competenza nel merito delle molte questioni legate al contrasto del lavoro nero.

Il lavoro rappresenta una delle attività fondamentali che compongono la vita di una persona. «Il lavoro, finalizzato a prendere possesso dell’ambiente, è per la Bibbia una dimensione costitutiva dell’uomo, come la sessualità e la socialità» (CCC 1114).

Ed è proprio la socialità, a mio avviso, la chiave di volta per affrontare le sfide che come società abbiamo davanti, compreso il contrasto al lavoro nero in tutte le sue forme.

Il fenomeno del lavoro nero va studiato nei suoi vari aspetti, per poter intervenire in modo sempre più adeguato, attuando e correggendo gli strumenti a disposizione in un’ottica circolare, dove tutti i soggetti vengono coinvolti, e incentivando le aziende ad assumersi la responsabilità di fare controlli anche nelle ditte a cui affidano parte del lavoro. Per alcuni lavori questo fatto deve essere imprescindibile.

Lo stesso ricorso all’intelligenza artificiale e alle metodologie di raccolta e analisi dei dati, necessario e strategico, deve avvenire in modo che sia palese che l’intero processo è governato dal fattore umano e non dalla macchina.

Per intercettare storie di sfruttamento lavorativo, capirne le dinamiche e intervenire in modo efficace, è tuttavia indispensabile una diffusa sensibilizzazione, il recupero del dialogo sociale e l’assunzione di una visione di insieme, per cogliere come il contesto influisce sulle singole questioni e come le singole questioni influiscono sul contesto.

È pure indispensabile porre le domande giuste, per capire quali sono i reali bisogni e le difficoltà che portano ad accettare condizioni lavorative che spesso minano la stessa dignità umana, dato che lo sfruttamento arriva anche a forme di vera e propria schiavitù, con condizioni lavorative che si prestano a gravi infortuni.

Serve un salto di qualità nel contrasto preventivo al lavoro nero e servono filiere etiche e di responsabilità, sia nell’ambito delle relazioni di lavoro che nel contesto più ambio della legislazione e della vita sociale.

Molte vicende, come il recente caso di sfruttamento e caporalato emerso recentemente nel settore agricolo a Piombino o gli infortuni mortali nel cantiere di via Mariti, a Firenze, il 16 febbraio scorso, ad esempio, ci dicono che il contesto normativo e il sistema di accoglienza consente che caporali reclutino lavoratori immigrati nei centri di accoglienza straordinaria. Fatti come quelli a cui ho accennato debbono essere un ammonimento per tutti.

Non possiamo non vedere che la precarietà del soggiorno dei richiedenti asilo o dei permessi di soggiorno speciali, influisce in modo determinate nell’accettare condizioni di lavoro nero e di sfruttamento selvaggio.

Il sistema di accoglienza così come è strutturato è capace di rispondere ai bisogni urgenti e alle necessità individuali essenziali (alloggio, pasti), ma non è sufficientemente in grado di sostenere percorsi capaci di favorire un vero inserimento sociale. Il sistema spesso intrappola l’immigrato nei suoi meccanismi, ponendolo di fronte all’alternativa fra perdere l’accoglienza o lavorare in nero.

La prevenzione del lavoro nero si realizza anche ripensando e adeguando tutto il sistema dell’accoglienza e dei processi di inserimento. L’accoglienza non significa limitarsi a permettere presenze, ma esige un cammino, anche faticoso, che coinvolge tutti, migranti e popolazione locale, con modalità operative da modularsi in relazione ai diversi contesti territoriali e sociali.

Un altro esempio che ci dice che la prevenzione del lavoro nero ha bisogno di una governance adeguata e che non può essere demandata ai pur necessari controlli, è quello del lavoro domestico, dove si stima che i lavoratori affettivi siano oltre il doppio di quelli regolari.

Una famiglia media, per esempio, che ha bisogno di qualcuno che assista una persona anziana tutto il giorno, difficilmente potrà permettersi di assumere due persone e pagare a ciascuna uno stipendio regolare.

In questo caso, l’emersione del lavoro nero o grigio si colloca all’interno di una revisione delle politiche di welfare, agendo anche sulla leva fiscale e su particolari incentivi, considerando, ad esempio, quanto dovrebbe spendere lo Stato nel caso che le persone non autosufficienti non possano rimanere in famiglia.

Concludo ribadendo quanto detto all’inizio: investire in prevenzione è assolutamente necessario, come è necessario investire in formazione e innovazione, ma è altrettanto necessario investire in socialità: c’è bisogno di più relazione sociale e di maggiore responsabilità collettiva.

 

Don Momigli

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