Don Giovanni Momigli

Omelia 2 novembre 2026 Commemorazione dei Defunti

Commemorazione dei Fedeli Defunti

La solennità di Tutti i Santi e la commemorazione dei fedeli defunti sono due volti dell’unico mistero di comunione: alla luce della risurrezione di Gesù Cristo, la santità e la morte sono due esperienze di comunione.

Quella comunione che sembra venire meno in ogni ambito del vivere, compreso quello che precede e segue la morte, come dimostra la sempre maggiore diversificazione delle modalità e delle scelte che accompagnano il commiato e la “sepoltura”: segni del cambiamento culturale con cui la nostra società pensa e vive l’esperienza della morte.

Sempre più si tende a spogliare della dimensione comunitaria i riti che accompagnano la morte e ad evitare di lasciare segni visibili, come nel caso della dispersione delle ceneri.

Nonostante questa tendenza, però, in un modo o nell’altro emerge la necessità di una condivisione del dolore e della memoria, come quando si tende ad andare nel luogo dove le ceneri di un proprio caro sono state disperse, cercando pure la possibilità di mettere un qualche segno permanente a ricordo.

Dedicando un giorno alla loro commemorazione, la Chiesa sottrarre i fedeli defunti alla dimenticanza e questo non è solo affetto umano, ma autentico atto di fede e rappresenta anche un atto culturale.

La commemoratio è molto più di una semplice memoria. Letteralmente, l’espressione latina dice il fare memoria insieme e, nello stesso tempo, dice un ricordo solenne e profondo.

Quello che la Chiesa propone in questa giornata è proprio una commemoratio solenne e pubblica della comunità di fede, che si raduna per fare memoria del volto e del nome delle persone che non camminano più con noi su questa terra.

Dobbiamo ammetterlo: la morte ci spaventa, anche per quel che spesso avviene prima, come il venir meno delle energie, la graduale perdita di autonomia, l’aver bisogno della cura di presone estranee e di cure mediche talora lunghe e massacranti.

Per tutta una serie di motivi, cerchiamo di nascondere la realtà della morte, che però arriva inesorabile, con tutte le domande che suscita: Che ne sarà di me? Sono destinato al nulla? Andrò a finire da qualche parte?

La fede cristiana nella risurrezione non si limita a immaginare un generico “dopo la morte”, un “al di là” imprecisato e sempre pensato individualmente come destino dalla propria anima.

La fede cristiana ci porta a pensare la risurrezione nel senso biblico di un pieno manifestarsi della Pasqua di Cristo: un evento corporeo, comunitario e persino cosmico.

Per il cristiano non è separabile il pensiero della vita oltre la morte dalla fede in Gesù Cristo, che salva l’essere umano nella sua interezza concreta, relazionale.

La fede cristiana, fondata sulla Pasqua di Cristo, ci aiuta non solo a vivere nella memoria, ma anche e soprattutto nella speranza:  ci fa guardare avanti, verso la mèta del nostro cammino, verso il porto sicuro che Dio ci ha promesso, verso la festa senza fine che ci attende.

La commemorazione pubblica dei fedeli defunti ci offre anche l’occasione per fare spazio alla gratitudine, per riconoscere di essere debitori di tante persone che abbiamo incrociato nella nostra vita, a partire da coloro che ci hanno generato e ci hanno accompagnato nella crescita. Dopo di loro, molte persone sono entrate in modo più o meno significativo nella nostra storia, ognuno donandoci qualcosa, fornendoci una testimonianza, un insegnamento, un sostegno.

Mentre il dolore per la morte di coloro che abbiamo amato e che ci hanno fatto del bene rimane impresso nel nostro cuore, affidiamoci alla speranza che «non delude» (Rm 5,5).

Preghiamo per i nostri defunti e per tutte le persone che ci hanno preceduto, certi che il Signore risorto un giorno ci ricongiungerà con loro per godere della sua gioia e della sua pace.

Gesù Cristo è risorto. Tutti risorgeremo con lui.

Don Momigli

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