Don Giovanni Momigli

Reindustrializzare è importante. Ma non dobbiamo abituarci alla guerra. Articolo Toscana Oggi

Articolo per Toscana Oggi- L’Osservatore Toscano del 12 luglio 2026, in relazione all’Assembleda di Confindustria Firenze e Costa, tenutasi lunedì 6 luglio 2026

La sfida della reindustrializzazione richiede un cambio di passo ed esige visione, creatività e interazione, per poter interpretare questa nuova stagione industriale con una visione di lungo respiro e tenendo ben presente che dove c’è rendita non c’è sviluppo e che la finanziarizzazione dell’economia soffoca ogni intrapresa.

Per orientare i processi di reindustrializzazione, nella sua relazione all’Assemblea di Confindustria Firenze e Costa, Luca Baroncelli propone di dare vita a un distretto dell’aerospazio e di lavorare a una piattaforma manifatturiera della sicurezza e delle innovazioni tecnologiche, da condividere insieme con tutti gli attori del territorio, partendo dalle istituzioni fino al coinvolgimento dei cittadini. La sicurezza è intesa in modo ampio: dalla sicurezza energetica a quella di infrastrutture efficienti, dalla sicurezza delle comunicazioni alla cybersecurity, dalla sicurezza satellitare a quella sociale. E così via.

La missione della Chiesa è proclamare Cristo e il suo amore, da cui non è separabile la costante difesa della vita e della dignità umana, essendo parte del cuore del Vangelo.

Ecco perché la Chiesa non si sente estranea a quanto, direttamente o indirettamente, riguarda le persone e le comunità, compresi i processi produttivi in atto. Come ha detto l’Arcivescovo Gherardo Gambelli, nell’incontro sulla reindustrializzazione promosso in arcivescovado lo scorso 25 febbraio, quello che la Chiesa offre è il tesoro della dottrina sociale della Chiesa, i cui principi sono stati fortemente rimarcati da Papa Leone in Magnifica humanitas. Principi che puntano a custodire l’umano e che esigono, pena l’astrazione e l’inefficacia, di essere continuamente declinati nella concretezza dei vari contesti e delle singole questioni.

Il concetto di sicurezza può certamente riferirsi e interessare una molteplicità di ambiti. Tuttavia, la situazione geopolitica nella quale ci troviamo ad affrontare le questioni relative alla riorganizzazione produttiva impone grande attenzione, dato che i risvolti non sono solo economici, produttivi e occupazionali, ma anche sociali, politici e culturali.

La prima sfida che tutti dovremmo affrontare è proprio quella culturale. Possiamo meglio valutare le singole scelte, attraverso un sano discernimento comunitario, se riusciremo liberarsi di quel presunto “realismo politico”, di cui parla Magnifica humanitas 205, che genera dinamiche di pensiero che portano anche chi è normalmente critico ad abituarsi all’idea della violenza e della guerra. E poco chiarisce il parlare di difesa: «fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso più stretto» (MH, 192), abbiamo ormai imparato che oggi ogni guerra viene presentata come una forma di “autodifesa” o di “difesa preventiva”, pur se quanto messo in atto a ben poco a che vedere con la guerra di difesa e con la proporzionalità della risposta a un attacco violento.

Per saper ben distinguere un intervento dall’altro, evitare di alimentare la mentalità bellica che, invece, dovremmo cercare di superare, e rafforzare il sistema di welfare, è davvero necessario e urgente una nuova presa di coscienza personale e collettiva e, insieme, «investire nell’educazione, curare le relazioni, amare la giustizia e la pace» (DH, 236).

don Giovanni Momigli

 

Articolo Toscana Oggi – L’Osservatore Toscano 12-7-26

Don Momigli

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