V domenica di Pasqua anno A (At 6,1-7 Sal 32 1Pt 2,4-9 Gv 14,1-12)
Siamo nel contesto dell’ultima cena: quello che Gesù sta vivendo assieme ai suoi discepoli è un momento drammatico e solenne. Gli avvenimenti successivi saranno travolgenti.
«Non sia turbato il vostro cuore» (Gv 14,1). Di fronte alla cattura, alla condanna e alla morte in croce di Gesù, i discepoli vivranno uno sbandamento e saranno presi dallo scoraggiamento. Ma Gesù dice loro di non permettere alla paura di prendere il sopravvento e indica due condizioni perché il cuore non venga travolto dal turbamento
La prima condizione è la fede: «Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche me» (Gv 14,1). Gesù sa che, nella vita, l’ansia peggiore nasce dalla sensazione di non farcela, dal sentirsi soli e senza punti di riferimento davanti all’incalzare degli avvenimenti.
L’angoscia, che aggiunge difficoltà a difficoltà, non si può superare da soli, mentre possiamo superarla quando abbiamo vicino persone su cui contare.
Abbiamo bisogno della vicinanza e d’aiuto degli altri. Abbiamo soprattutto bisogno di Gesù e per questo Gesù chiede di fidarsi di lui. Gesù risorto e vivo è sempre al nostro fianco.
C’è poi una seconda condizione: avere una meta alta e perseguirla con costanza, come viene bene espresso da una frase attribuita a Leonardo da Vinci: «Non si volta chi a stella è fisso». Chi è concentrato su un obiettivo alto, non guarda indietro né si volge altrove.
«Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. […] Vado a prepararvi un posto» (Gv 14,2). La nostra meta è la «vita» piena nella comunione di amore del Padre. Gesù ha preso la nostra umanità per portarla oltre la morte. E ognuno può dire: c’è un posto anche per me.
Gesù non si limita a indicare la meta, ci indica anche come raggiungerla: «Io sono la via» (Gv 14,6). Raggiungiamo la meta tenendo fisso lo sguardo su di lui, credendo in lui, affidandoci a lui, avendo un rapporto vivo con lui, seguendo i suoi passi.
Gesù è via dell’amore umile, della preghiera, della mitezza, della fiducia, del servizio agli altri, che si distacca dalle vie che conducono all’auto centramento, alla chiusura, al confidare nelle cose che passano.
Seguire la via che è Gesù ci rende pietre vive per la costruzione di quel tempio vivente che è la Chiesa, dove anche una sola pietra è importante: «quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo» (1Pt 2,5).
Per capire quali sono i «sacrifici spirituali graditi a Dio» è necessario capire di quale Dio si tratta. Anche i discepoli di Gesù si chiedono chi sia realmente il Dio di cui Gesù parla, tanto che Filippo pone a Gesù una domanda diretta: «Signore, mostraci il Padre e ci basta» (Gv 14,8).
La risposta di Gesù scombina ogni idea che i suoi discepoli si sono fatta: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9).
In un mondo caratterizzato da vere e proprie crisi di civiltà, di cui non si ha ancora piena coscienza, dove anche la dimensione religiosa ne viene coinvolta, è bene rimettere al centro il fatto che la verità della Bibbia trascende ogni possibile parola umana, perché non è altro che la persona stessa di Gesù Cristo.
«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Gv 14,1). Queste parole di Gesù sono attualissime anche per noi che ci troviamo a navigare nelle acque agitate di un travagliato «cambiamento d’epoca», in cui, anche sul piano religioso, sono forti le spinte fondamentaliste, nazionaliste e messianiche.
Guardare a Cristo con la prospettiva che solo lui è la «via, la verità e la vita» e che nessuno va al Padre se non per mezzo di lui (Gv 14,6), significa liberaci da quei lacci e laccioli che turbano il nostro cuore, ci rendono schiavi delle dinamiche del mondo, ci impediscono di crescere in umanità e di tessere relazioni comunitarie.