Detenzione e Lavoro. Recupero di dignità, valori etici e sociali attraverso il lavoro
Convegno promosso dai Consulenti del Lavoro presso il Tribunale di Firenze, 21 aprile 2026
Saluto don Giovanni Momigli, Direttore Ufficio Problemi Sociali e Lavoro Arcidiocesi di Firenze
Non potendo essere presente, l’Arcivescovo mi ha incaricato di esprimere il suo apprezzamento agli organizzatori di questo incontro importante incontro e di portare il suo saluto a tutti partecipanti.
Il recupero della dignità, dei valori etici e sociali attraverso il lavoro è un tema centrale all’interno e all’esterno del carcere ed è oggetto di dibattiti sempre più frequenti.
Il lavoro rappresenta il valore fondativo e la dimensione costitutiva della Repubblica Italiana (art. 1 Cost.), ponendosi al centro dell’ordinamento come diritto fondamentale, dovere civico e principale strumento di partecipazione sociale.
Basterebbero le parole dell’articolo 1 coniugate con il terzo comma dell’articolo 27 della Costituzione (“le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato [cfr. art. 13 c.4]”) per esigere che anche in carcere il lavoro non venga mai pensato come un privilegio.
Il lavoro è davvero un fatto re essenziale per il recupero di dignità e dei valori etici e sociali. Ma è anche altro e di più.
Se diamo una scorsa veloce al Catechismo degli adulti della CEI (“La verità vi farà liberi”, pubblicato nel 1995) la questione si rende ancora più chiara e più cogente: «Il lavoro, finalizzato a prendere possesso dell’ambiente, è per la Bibbia una dimensione costitutiva dell’uomo, come la sessualità e la socialità» (114).
Se il lavoro è dimensione costitutiva della persona, ciascuno scopre la sua “vocazione”, personale e comunitaria, attraverso il lavoro. Il lavoro fa crescere il senso di responsabilità, lo spirito creativo e di iniziativa, la spinta alla crescita, individuale e collettiva, la necessità di mettere a frutto i talenti di cui si dispone. Non si tratta quindi di una questione ideologica o morale, ma antropologica.
Ecco perché la Dottrina Sociale della Chiesa considera il lavoro un diritto fondamentale, un bene per l’uomo e un mezzo per la realizzazione della dignità umana, non un semplice fattore produttivo.
Per tutte queste ragioni, anche nella detenzione il lavoro va visto come elemento essenziale per restituire dignità personale e a trasmettere valori etici e sociali.
Serve un costante lavoro culturale, interno ed esterno al carcere. E servono una pluralità di attori per dare al lavoro la centralità che gli è propria e per costruire percorsi virtuosi. Se questi elementi mancano, è illusorio pensare di portare avanti un effettivo processo rieducativo, finalizzato al reinserimento sociale e alla riduzione della recidiva.
Ringraziando per l’invito auguro un proficuo lavoro e che quanto emergerà possa avere ricadute positive nella dinamica lavoro