Solenne Veglia Pasquale 2026
La Pasqua del Signore non è un evento spettacolare con cui Dio afferma sé stesso e obbliga a credere in lui; non è una mèta che Gesù raggiunge per una via facile, eludendo il Calvario.
La Veglia Pasquale ci ricorda che la luce della risurrezione irrompe nelle tenebre della storia senza clamore, rifulge nel nostro cuore in modo discreto, rischiara il cammino passo dopo passo.
A questa delicata azione di Dio corrisponde una fede umile, che si fa strada a poco a poco, senza fare rumore, talvolta caratterizzata dall’esitazione e anche minacciata dall’oscurità e dalla notte dall’incredulità.
Lo “stile” di Dio ci libera da una religiosità astratta e obbligante e dall’illusione che la risurrezione del Signore risolva tutto in maniera magica.
Non possiamo celebrare la Pasqua senza continuare a fare i conti con le notti che portiamo nel cuore e con le ombre di morte che si addensano sul mondo.
Cristo ha vinto il peccato e ha distrutto la morte ma, nella nostra storia terrena, la potenza della sua risurrezione si sta ancora compiendo. E questo compimento, come un piccolo germoglio di luce, è affidato a noi, perché lo custodiamo e lo facciamo crescere, affidandoci a lui e impegnandoci per la giustizia e il diritto.
Il percorso biblico che la liturgia di questa Veglia ci fa fare rappresenta una sintesi della storia vista con l’occhio della fede in Dio creatore e redentore. Un Dio che ama l’umanità da lui creata con amore eterno, fino ad assumere la carne umana e a dare sé stesso sino alla morte e alla morte di croce.
Ecco: la morte. Non possiamo cogliere il senso profondo di quanto celebriamo, non possiamo cogliere il senso e la verità della Pasqua, se non partendo dalla realtà della morte.
La morte è un fatto. Possiamo allontanarne il pensiero, cambiare vocabolario … ma la morte resta un fatto ineludibile.
Il mondo di oggi non vuole sentire parlare della morte, ma vive vecchie e nuove complicità a servizio della morte, addirittura moltiplicando e giustificando le azioni di morte, a partire dalla guerra.
Contro la realtà della morte si infrangono tutte le dottrine, le ideologie e i discorsi che di volta in volta tentano di incantare l’umanità.
Contro la realtà della morte si infrangono i sogni di onnipotenza di persone e popoli, anche se non sembriamo disponibili a imparare dalla storia.
Mentre Maria di Màgdala e l’altra Maria stanno arrivando al luogo dove era stato seppellito Gesù, «vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa» (Mt 28,2). Poi «L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto» (Mt 28,5-6).
Il sepolcro vuoto e le parole dell’angelo, che siede sulla pietra ribaltata dal sepolcro, ci spingono a percorrere la via della fede: la fede è l’unica via che conduce a vedere Cristo risorto.
Nel sepolcro rimangono i segni della sepoltura: il sudario in cui era avvolto il corpo di Gesù; sul corpo del Risorto che apparirà ai suoi rimarranno i segni della passione, per dirci che il Crocifisso è risorto veramente in anima e corpo e che possiamo fidarci di lui e affidarci a lui.
Fra poco rinnoveremo le promesse battesimali e saremo aspersi con l’acqua fecondata dal Risorto simboleggiato dal cereo pasquale, ravvivando la grazia immensa di essere stati scelti.
Poi celebreremo il mistero eucaristico e Cristo donerà sé stesso vivo nel pane e nel vino.
Chi crede nel Signore risorto sa di non poter camminare in una vita nuova senza ascoltare la sua parola e nutrirsi di lui.
Buona Pasqua di Risurrezione!