III domenica del Tempo Ordinario anno A (Is 8,23-9,3 Sal 26 1Cor 1,10-13.17 Mt 4,12-23)
Con pochi versetti l’evangelista Matteo sembra descrivere il passaggio dal vecchio al nuovo, dal Battista a Gesù. Dopo il battesimo e le tentazioni nel deserto, Gesù viene a sapere che Giovanni è stato arrestato: «Da allora Gesù cominciò a predicare» (Mt 4,17).
L’evangelista Matteo fa iniziare la missione di Gesù dà una città sconosciuta, come lo era Nazaret, dopo che è finita la predicazione del Battista. Come per il profeta Isaia, anche per Matteo tutto ha inizio «sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!» (Is, 8,23b; Mt 4,15).
La Galilea è terra di confine, dove israeliti, pagani, credenti in culti diversi vivono insieme. Lontano da Gerusalemme e dal tempio, non ci sono confini a proteggere dalla contaminazione con lo straniero o il non credente.
Nella Galilea delle genti Gesù ha annunciato il Regno; ha operato guarigioni senza chiedere ai guariti di diventare discepoli; ha stretto amicizie anche con uomini e donne dalla vita non esemplare; ha frequentato le strade e le ha rese umane con il suo sguardo, la sua sensibilità, le sue attenzioni.
La scelta del luogo per iniziare l’annuncio del tempo nuovo esprime bene l’originalità del Regno annunciato, la sua differenza rispetto alla religiosità del passato.
Ci sono dei messaggi che non traggono forza dalla parola, ma dalle decisioni, dai gesti, dagli stili. Il messaggio di Gesù avrà la forza religiosa della sua laicità, della sua umanità, del suo universalismo.
Dopo aver parlato del luogo da cui Gesù inizia la sua missione, l’evangelista sintetizza con una sola frase il contenuto della sua predicazione: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 4,17).
Quello di Gesù è un messaggio semplice ma domanda un mutamento radicale: chiede alle persone un cambiamento del modo di pensare e di agire, perché il Regno di Dio non può essere accolto con la mentalità del mondo.
Non si tratta di semplici aggiustamenti, ma di una trasformazione profonda possibile solo se ci si pone al seguito di Gesù e ci si lascia costantemente istruire da lui.
Del resto, come ha bene espresso Benedetto XVI: «All’inizio dell’essere cristiani non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva» (Deus Caritas est,1).
Proprio per questo l’evangelista, dopo aver sintetizzato il contenuto della sua predicazione, presenta Gesù che, mentre cammina lungo il mare, incontra Pietro e Andrea e poi Giacomo e Giovanni e li chiama: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini» (Mt 4,19). Ed essi subito lo seguirono.
Matteo ricostruisce in poche righe un processo che deve essere durato qualche settimana o anche qualche mese: lo fa per evidenziare che nella vita di quegli uomini è avvenuto un cambiamento totale che li ha spinti a scegliere.
In loro è iniziata quella “conversione” che Gesù chiede a tutti: essi hanno creduto che stando con Gesù, andando dietro a lui, potevano trovare quella pienezza di vita di cui si sentivano mancanti.
Il messaggio è per tutti: essere cristiani significa “andare dietro a Gesù”. E si va dietro a Gesù solo se siamo disponibili ad abbandonare un certo modo di pensare per assumere il suo.
La celebrazione della VII Domenica della Parola di Dio, giornata voluta da papa Francesco, ci aiuta a capire quel è la condizione indispensabile per una vera conversione: ascoltare Gesù; lasciarsi plasmare da lui.
Il tema scelto per questa domenica è illuminante: «La parola di Cristo abiti tra voi» (Col 3,16). Paolo non chiede che la Parola sia soltanto ascoltata o studiata, ma che ‘abiti’, cioè prenda dimora stabile, plasmi i pensieri, orienti i desideri e renda credibile la testimonianza dei discepoli.
Come singole persone e come comunità, siamo chiamati a dare alla Parola di Dio il primato nella nostra vita: l’ascolto sincero e profondo è una via fondamentale per incontrare Gesù Cristo ed è criterio sicuro che unifica e rende feconda la vita di ciascuno di noi e della comunità cristiana.