Don Giovanni Momigli

Omelia domenica 21 dicembre 2025

Quarta domenica di Avvento anno A (Is 7,10-14   Sal 23   Rm 1,1-7   Mt 1,18-24)

Giuseppe, lo sposo di Maria, è la figura chiave di questa quarta e ultima domenica di Avvento. Giuseppe è un gigante nella fede, anche se la tradizione non ha colto e valorizzato la sua figura e il suo ruolo come sarebbe stato necessario.

Per capire il brano del Vangelo di Matteo che abbiamo ascoltato bisogna tener presente l’usanza delle nozze ebraiche: venivano stipulate con un fidanzamento, già considerato sposalizio, anche se spesso passava del tempo tra l’impegno matrimoniale e l’effettiva convivenza dei due sposi.

In questo tempo in cui Maria e Giuseppe ancora non convivono, accade ciò che umanamente è impossibile: Maria attende un figlio, senza aver avuto un rapporto con un uomo.

La vita di ciascuno di noi, nel bene e spesso nel male, è punteggiata di eventi inaspettati che stravolgono l’esistenza, che pongono davanti opzioni anche drammatiche, che chiedono un doloroso processo di discernimento e il coraggio della decisione.

Generalmente le decisioni difficili non sono tra il bene e il male, ma tra due cose che sembrano entrambe buone o entrambe cattive. Nel caso di Giuseppe la questione consiste nel rifiutare Maria come prevede la Legge, esponendola al rischio di essere lapidata, oppure vivere come se niente fosse, come se il figlio atteso da Maria fosse suo.

L’evangelista Matteo presenta Giuseppe come un uomo giusto, che dentro di sé cerca una soluzione dettata dalla giustizia, dall’amore e dalla fede e che arriva alla conclusione di non accusarla pubblicamente, ma di ripudiarla nel segreto del loro rapporto e della propria casa.

Viene da pensare cosa avrebbe fatto Giuseppe nel contesto attuale, dove si fatica a prendere decisioni ponderate e definitive, dove il tessuto della società è fluido. Mancando solidi parametri di riferimento, si vive avvolti nel pressappochismo e nel relativismo, nell’emotività e nel sentimentalismo. E questo, spesso, porta a temere cose che non sono affatto rischiose e a difendere ipotesi inverosimili o che snaturano l’umano.

Per chi crede, le decisioni non possono essere prese limitandosi ai soli elementi umani, ma debbono anche essere illuminate dalla parola di Dio.

L’evangelista narra che mentre Giuseppe sta facendo le sue considerazioni, Dio gli offre l’interpretazione della gravidanza di Maria: «gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli, infatti, salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,20-21).

Le parole dell’angelo non sono per Giuseppe solo una rivelazione sull’origine del Figlio che Maria attende, ma anche una chiamata, una vocazione di vita.

A Giuseppe viene domandato di accogliere Maria, senza ripudiarla neppure in segreto, e di svolgere un ruolo attivo dentro questo mistero: svolgere il compito di sposo e di padre legale. Così per tutti egli sarà lo sposo di Maria e Gesù «il figlio del falegname» (Mt 13,55).

Il racconto dei vangeli di Matteo e di Luca, che da prospettive diverse riferiscono il concepimento di Gesù, è concorde nell’affermare che Giuseppe non è il padre biologico di Gesù, come diremmo oggi, e che Giuseppe è veramente padre «Tuo padre e io angosciati ti cercavamo» (Lc 2,48).

«Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24). Giuseppe non sa cosa lo attende: però, accogliendo Maria come sposa e Gesù come figlio, ha compreso che in quella direzione c’è la gioia perché questa è la volontà di Dio, che è sempre e comunque amore.

Giuseppe obbedisce in silenzio: i vangeli non registrano nessuna sua parola. Giuseppe è il giusto che ascolta, obbedisce e dice “amen” con le sue azioni, fidandosi e affidandosi al Signore, che sempre realizza le sue promesse.

La vicenda di Giuseppe, oltre a illuminare l’identità di Gesù, ci dice che la salvezza passa attraverso la concretezza della vita e riguarda tutto il nostro essere e ogni nostra scelta.

Don Momigli

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