Don Giovanni Momigli

Omelia domenica 30 novembre 2025

Prima domenica di Avvento anno A (Is 2,1-5   Sal 121   Rm 13,11-14   Mt 24,37-44)

Con questa prima domenica di Avvento iniziamo un nuovo anno liturgico, ravvivando la nostra fede e la nostra speranza.

«Il Signore vostro verrà» (Mt 24,42): questo è il fondamento della nostra speranza. Questa è la certezza che ci sostiene anche nei momenti più difficili e dolorosi della vita: Dio viene; Dio è vicino e viene.

«La notte è avanzata, il giorno è vicino» (Rm 13,12). Bisogna svegliarsi dal sonno, vigilare, tenersi pronti, per rendersi conto di quello che sta avvenendo e non essere colti di sorpresa, come avvenuto ai contemporanei di Noè.

Quando la vita umana si riduce al solo tirare a campare, la vita stessa ci travolge: «Come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito…non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti» (Mt 24,38-39).

Pensare solo a sfamarsi, accoppiarsi e divertirsi, senza sentirsi parte del processo di umanizzazione e civilizzazione affidatoci dal Dio creatore, ci rende come gli animali e ci porta a credere che tutto continua nello stesso modo. Ma sappiamo bene che non è così.

Pensavamo che le epidemie fossero “roba da Terzo mondo” e un giorno ci siamo svegliati con il Covid che dilagava. Questa esperienza avrebbe anche dovuto insegnarci qualcosa, ma dal nostro modo di vivere e di pensare sembra ci abbia insegnato ben poco

Guardiamo preoccupati ai migranti che con i barconi pressano le coste del nostro Paese, venendo dall’Est e dal Sud del mondo. Ma le crisi economiche e finanziarie, come quella del 2008 che ha fatto vacillare e cadere molti soggetti, impoverendo molti e arricchendo pochi, arrivano dall’Ovest, a causa di uomini di affari in giacca e cravatta, che viaggiavano in aereo

Nonostante il moltiplicarsi di cataclismi e inondazioni, quella che stiamo vivendo in questi tempi è un’implosione sociale: il diluvio etico, morale, culturale, politico nel quale ci troviamo sta sconvolgendo tutto e ci sta travolgendo.

Distrazione e superficialità ci illudono che basta camminare e crescere e ci portano a vivere senza accorgerci di nulla, trascinati dagli eventi, risucchiati dal trantran della vita, facendo tante cose senza dare loro un senso, un orientamento.

Se non abbiamo una meta nel cuore che ci trasforma da erranti in pellegrini, l’insoddisfazione e il vuoto interiore stanno accovacciati alla porta della nostra vita.

Gesù, annunciando il regno di Dio, ci ha insegnato anche a vivere in questo mondo: ci ha insegnato un modo di vivere le relazioni, di plasmare una generazione, di creare una civiltà.

La fede in Gesù Cristo offre significati in grado di rigenerare proposte di vita autenticamente umane e ci fa avere uno sguardo vigile.

La vigilanza è parola chiave dell’Avvento, che è tempo di attesa e di speranza e che richiede persone con gli occhi aperti, in grado di leggere i segni dei tempi, di saper vedere nei fatti della storia le orme della presenza di Dio.

Vigilare va di pari passo con la capacità di avere pazienza, di non bruciare le tappe. Va di pari passo con la capacità di vedere come, nonostante tutto, il bene è presente e sa farsi strada.

Vegliare. Stare pronti. Sono decisioni della volontà non impulso dell’istinto. Chi veglia deve prepararsi alla fatica, alla resistenza e anche alla lotta. Alla lotta con sé stessi, con le proprie paure, con le proprie debolezze e contraddizioni.

Vegliare con l’intelligenza illuminata dal Vangelo, unica condizione per non adeguarsi passivamente a quello che dicono e fanno gli altri, per non lasciarsi risucchiare in un pensiero che aliena la nostra personalità, il nostro essere unici, irrepetibili e amati.

L’intelligenza illuminata dal Vangelo spinge e accompagna la trasformazione del nostro modo di vivere, di relazionarsi, di comunicare, di elaborare il pensiero.

La vigilanza implica un discernimento continuo in vista delle scelte personali e comunitarie. Un discernimento illuminato dalla persuasione che nei processi storici è possibile individuare l’azione di Dio, mediante lo Spirito Santo, e dalla certezza che la meta del nostro cammino è l’incontro col Signore della vita e della storia.

Don Momigli

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