Don Giovanni Momigli

Chiamati alla responsabilità per una presenza creativa e incisiva nella società. Pontedera, 2 ottobre 2025

Schema dell’intervento su «Chiamati alla responsabilità per una presenza creativa e incisiva nella società», nell’ambito dell’incontro «Essere cattolici oggi. A dieci anni dalla Laudato si’». Pontedera 2 ottobre 2025

Essere cattolici, oggi come ieri, significa anzitutto essere “universali”, ossia sentirsi inseriti in una comunione che si estende nel tempo (apostolica) e nello spazio (cattolica).

Un cattolico, pertanto, non può essere autoreferenziale, ma aperto alla relazione e alla complessità.

Se guardiamo alla realtà quotidiana, anche di molti che frequentano abitualmente le chiese, sembra che di cattolico sia rimasto ben poco, avendo preso campo in modo crescente quel «consumo religioso il cui protagonista e arbitro è un individuo largamente isolato il quale acquista beni religiosi e fruisce di servizi religiosi dalla forma e dai contenuti che caso per caso egli preferisce»[1].

I cattolici per essere presenza viva e incisiva nella società e nella politica, iniziando dal governo delle città e dalla custodia della casa comune, sono chiamati a vivere concretamente la loro fede consolidando il radicamento in Cristo e l’appartenenza all’unico corpo che è la Chiesa, ma anche rafforzando il senso civico e l’appartenenza alla città. Rinchiudere la fede nel privato sconfessa l’essenza stessa della fede in Gesù Cristo.

Solo confrontandoci e riconfrontandoci con il Kerigma possiamo capire se la nostra condizione è quella di generici credenti e di pii devoti che si rivolgono a un Dio più o meno indefinito, ricercando una presunta sicurezza e il proprio interiore benessere, oppure quella di persone che hanno accolto, o che vogliono accogliere, Cristo e il suo Vangelo, accettando lo scandalo dell’incarnazione e della Croce.

La fede in Cristo genera quelle sane inquietudini che rendono cercatori instancabili. È necessario coltivare la domanda, più che la risposta. La domanda mantiene in ricerca, in cammino. La risposta acquieta, rende sedentari. La domanda fa crescere, rende più maturi, profondi. La risposta mantiene in superficie, perché tende a rigenerare le stesse condizioni senza spingere in mare aperto.

Per essere presenza responsabile, creativa e incisiva occorre muoversi «alla luce del Vangelo e dell’esperienza umana»[2], il cattolico deve assumere «l’umanità» come criterio guida in ogni scelta personale e collettiva, soprattutto in questa fase storica in cui c’è davvero bisogno di una particolare attenzione antropologica.

In ogni scelta e in ogni azione in gioco c’è sempre la persona e la comunità, non solo nelle grandi scelte, ma anche in quelle quotidiane e locali.

Pensiamo alle scelte che riguardano il governo della città, dagli ambiti della cultura alla gestione dei flussi turistici, dai luoghi di culto all’abitare, dalla mobilità alla sanità, dall’assistenza e la promozione di chi si trova in condizioni di povertà agli interventi di rigenerazione urbana. Il modo con cui si coltiva l’equilibrio fra residenza, attività economica e spazi comuni e come si integrano le funzioni economiche con quelle sociali, culturali e ambientali, influisce pesantemente – in modo positivo o negativo – sulle singole persone e sull’intera comunità cittadina.

Il motto benedettino, generalmente conosciuto come Ora et Labora, più compiutamente dice: Ora. Lege et Labora. Prega, studia e lavora.

Per essere responsabili, creativi e incisivi occorre studiare, acquisire competenze. Solo così si può cercare di declinare il “bene comune” nella concretezza delle scelte di una data situazione e in un preciso contesto storico, evitando di mantenere questo essenziale principio nell’astrazione.

Ad esempio, come scrive papa Francesco nella Laudato si’, lo sviluppo vero presuppone riferimento a tutte le persone, non solo ad alcuni, e all’intera persona umana, non solo alla sua dimensione materiale. «Affinché sorgano nuovi modelli di progresso abbiamo bisogno di “cambiare il modello di sviluppo globale”, la qual cosa implica riflettere responsabilmente “sul senso dell’economia e sulla sua finalità, per correggere le sue disfunzioni e distorsioni”. Non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell’ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro. Semplicemente si tratta di ridefinire il progresso»[3].

Sempre nella Laudato si’, papa Francesco afferma: «Insieme al patrimonio naturale, vi è un patrimonio storico, artistico e culturale, ugualmente minacciato. È parte dell’identità comune di un luogo e base per costruire una città abitabile. Non si tratta di distruggere e di creare nuove città ipoteticamente più ecologiche, dove non sempre risulta desiderabile vivere. Bisogna integrare la storia, la cultura e l’architettura di un determinato luogo, salvaguardandone l’identità originale. Perciò l’ecologia richiede anche la cura delle ricchezze culturali dell’umanità nel loro significato più ampio. In modo più diretto, chiede di prestare attenzione alle culture locali nel momento in cui si analizzano questioni legate all’ambiente, facendo dialogare il linguaggio tecnico-scientifico con il linguaggio popolare. È la cultura non solo intesa come i monumenti del passato, ma specialmente nel suo senso vivo, dinamico e partecipativo, che non si può escludere nel momento in cui si ripensa la relazione dell’essere umano con l’ambiente»[4].

Ripensare la relazione dell’essere umano con l’ambiente esige di assumere l’umano nella sua complessità e nel suo divenire, anche nel ripensare gli spazi dove le persone vivono e lavorano e all’intero conteso cittadino.

Siamo tutti, contemporaneamente, figli e padri della cultura in cui siamo immersi. Ma siamo anche chiamati a diventare madri e padri di una rinnovata cultura favorendo un’adeguata riflessione interdisciplinare e operando nelle pieghe della quotidianità per ricostruire relazioni nuove e rendere viva la partecipazione nel governo delle piccole cose.

I cattolici non possono esimersi dal delineare una nuova elaborazione culturale e un nuovo agire politico, contribuendo a far trovare quell’anima che sembra smarrita, per affrontare la sfida di una rivoluzione possibile e necessaria: rilanciare un vero e proprio umanesimo, riscoprendo il valore della comunità e un nuovo radicamento in essa, apprezzando «la ricchezza e la bellezza dei semi della vita comune che devono essere cercati e coltivati insieme»[5].

E questo richiede un ripensamento e la riscoperta del valore dei luoghi e degli spazi, cominciando da quelli a vocazione comune.

Il radicamento dell’essere umano nel mondo è così forte che, nella Laudate Deum, papa Francesco arriva a parlare di «antropocentrismo situato», ossia antropocentrismo relazionale, responsabile, dell’interconnessione. Bisogna tenere assieme il valore dell’essere umano e il contesto in cui vive: «Vale a dire, riconoscere che la vita umana è incomprensibile e insostenibile senza le altre creature. Infatti, noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile»[6]. Siamo esseri incarnati e in costante dialogo con tutti e con tutto. Ciascuno con la propria specificità.

Stare nel mondo con la propria specificità e con la consapevolezza che «Dio ci chiederà se abbiamo coltivato e custodito bene questo mondo che Egli ha creato (cfr Gen 2,15), a beneficio di tutti e delle generazioni future, e se ci siamo presi cura dei nostri fratelli e sorelle (cfr Gen 4,9; Gv 13,34). Allora, che cosa risponderemo[7].

[1] L. Diotallevi, La chiesa si è rotta. Frammenti e spiragli in un tempo di crisi e opportunità. Rubettino 2025.

[2] Gaudium et spes, 46.

[3] Laudato si’, 194

[4] Laudato si’, 143

[5] Francesco, Lettera al Presidente della Pontificia Accademia per la vita nel XXV della istituzione, 6 gennaio 2019, 6.

[6] Laudate Deum,67.

[7] Leone XIV, Discorso al Convegno Raising hope for climate justice (“Far crescere la speranza per la giustizia climatica”), Castelgandolfo, 1° ottobre 2025.

Don Momigli

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