Nell’ambito del 56o Incontro Nazionale di studi delle ACLI – tema: «LA DEMOCRAZIA NELLE TUE MANI. IL POTERE DI ESSERCI» – venerdì 26 settembre si è svolta una camminata per la pace.
Schema intervento don Giovanni Momigli, Direttore Ufficio Problemi Sociali e Lavoro Arcidiocesi di Firenze
«La democrazia è nelle tue mani». Nelle mie mani. La pace è nelle tue mani. Nelle mie mani.
«Il potere di esserci»: ossia la possibilità di partecipare con responsabilità, continuità, creatività.
La possibilità di esserci è un imperativo etico: non esserci rende la democrazia più fragile e le vie della pace più impervie.
Democrazia e pace si nutrono di tessitura quotidiana della convivenza, di intreccio comunitario, di costante conversione dall’individualismo alla relazionalità. E si nutrono di consapevolezza che l’agire politico è uno stile di stare al mondo e di vivere la propria cittadinanza e anche la propria fede.
L’agire politico si esprime nel partecipare – o disertare – allo sforzo di declinare il bene comune nelle concrete scelte della vita e della storia e nel prendersi – o non prendersi – cura della casa comune. Anche il non esserci e il non prendersi cura è atto politico. Tutto è politica, anche se la politica non è tutto, perché tutto influisce sulla costruzione della Polis.
La democrazia e la pace si nutrono della domanda che non si acquieta di fronte alla risposta, ma che si rigenera costantemente in un continuo divenire per creare un mondo sempre più a misura di persona e città a misura di comunità.
La democrazia e la pace si nutrono di ascolto, di parola, di dialogo
Dialogare significa scegliere la logica dell’incontro, rinnovare un orizzonte condiviso, affermare che un mondo nuovo è possibile.
Per costruire una democrazia che non si limita a galleggiare sulle forme, ma si fonda sui valori è necessaria la parola che unisce, che apre orizzonti nuovi, che genera speranza collettiva.
Una democrazia solo formale è incapace di tenere a freno la superbia e le derive del potere, di contenere l’inciviltà e la barbarie e di mettere un argine alla violenza del linguaggio in politica e nella società.
La pace chiede un linguaggio disarmato. Per essere operatori di pace dovremmo anzitutto diventare simili a Gandi nel linguaggio, rispondendo alle parole violente con parole disarmate e dialoganti.
L’essere stati in piazza dopo il 7 ottobre non ha ridato vita alle vittime né ha portato Hamas a liberare gli ostaggi, ma ha gridato forte che il valore della vita e della dignità umana, non possono essere secondi a niente.
Con il cammino che stiamo facendo questa sera alziamo lo stesso grido, per il presente e per la storia: per rimanere umani va fermato ogni crimine contro la persona, contro i popoli, contro l’umanità.
Esserci. Esserci sempre. Per rimanere umani