Don Giovanni Momigli

Omelia 8 settembre 2025 – Natività di Maria

Natività della Beata Vergine Maria – Festa patronale parrocchiale

Nella memoria della Natività di Maria rinnoviamo la nostra fede in Cristo Signore, unica sorgente di salvezza.

Nella preghiera di colletta abbiamo chiesto al Signore che questa celebrazione «accresca in noi la pace». La pace di Cristo è indispensabile per diventare ogni giorno di più umili testimoni del valore della vita, della dignità umana e della giustizia, in questa particolare fase storica insanguinata dalle guerre, segnata da forti conflitti e da un uso delle parole violento che tende a incenerire chi ha un pensiero diverso o può essere d’intralcio alla sempre più irrefrenabile volontà di predominio.

Abbiamo anche chiesto il «dono della grazia». Senza il benevolo sguardo di Dio su di noi non potremo mai essere persone e comunità che camminano con speranza, sapendo di non essere fatti «per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore. E così aspiriamo continuamente a un “di più” che nessuna realtà creata ci può dare; sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto, che nessuna bevanda di questo mondo la può estinguere» (Leone XIV, Messa per il Giubileo dei Giovani, Roma, Tor Vergata 3 agosto 2025).

Parlando ai giovani radunati a Tor Vergata per il Giubileo, Papa Leone ha ricordato che Dio è presente nelle loro inquietudini e in quelle di chi, anche da adulto, continua a cercare la verità, custodisce la scintilla dell’umano e recupera il senso del legame in un tempo in cui viviamo perennemente connessi, ma disimpariamo la grammatica delle relazioni: «Solo relazioni sincere e legami stabili fanno crescere storie di vita buona» (Leone XIV, 2 agosto 2025).

Ridare voce alla nostra inquietudine e coltivare la nostra natura relazionale è indispensabile per non smettere di cercare e per non ridurre la vita a consumo, in un contesto culturale che chiede di essere efficienti e dove tutto è diritto senza dovere e rivendicazione senza responsabilità. Tutto si conosce, ma niente ci scuote; tutto si vede, ma niente ci tocca, ci interroga: è come se fossimo stati colpiti da una specie di anestesia collettiva.

Riconoscere e dare voce all’inquietudine che ci abita e aprirsi alle relazioni è essenziale per non perdere l’umanità e per crescere nella fede. Ma è anche un atto politico, perché influisce sul pensare e sull’agire: «Senza una riflessione viva sull’umano – nella sua corporeità, nella sua vulnerabilità, nella sua sete d’infinito e capacità di legame – l’etica si riduce a codice e la fede rischia di diventare disincarnata» (Leone XIV, discorso alla Cei 17 giugno 2025).

Per non trasformare la fede in credenza, dobbiamo crescere nella consapevolezza che «Il cristianesimo non si può ridurre a una semplice devozione privata, perché implica un modo di vivere in società improntato all’amore di Dio e del prossimo che, in Cristo, non è più un nemico ma un fratello» (Leone, discorso a rappresentanti della Val De Marne – Francia, 28 agosto 2025).

Per non sterilizzare la fede con la devozione privata e per vivere nel mondo plasmati dal Vangelo, non bastano i luoghi di sola riflessione o di sola preghiera o di sola azione: occorrono ambiti di ascolto e relazione; dove c’è la possibilità di narrare sé stessi e di incontrare altri che si narrano; dove si favoriscono le relazioni fra le generazioni, riconoscendo e valorizzando le differenze di sensibilità e di prospettiva.

Leone XIV, lo scorso 17 giugno, ai vescovi italiani ha detto: «Non difendetevi dalle provocazioni dello Spirito…Guardate al domani con serenità e non abbiate timore di scelte coraggiose!».

Non difendersi dalle provocazioni dello Spirito e non temere di fare scelte coraggiose esige anche la forza di abbandonare modalità mentali e pratiche che hanno segnato la nostra storia, superando la nostalgia di come eravamo e di quello che facevamo, e che ancora continuiamo a fare, pur non essendo più come eravamo.

«Ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52). Le cose antiche sono il fondamento, le radici a cui anche oggi bisogna attingere per attivare le esperienze nuove che lo Spirito suggerisce.

«Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo» (Lc 5,36). Il vecchio è la forma legata alla situazione storica, difficilmente conciliabile col nuovo che siamo chiamati a costruire per rimanere fedeli alla missione affidataci dal Signore Gesù.

Solo un vero radicamento in Cristo consente di trovare la libertà e la forza di osare i cambiamenti necessari per rendere la vita parrocchiale ricca di Vangelo, generatrice di relazioni e di comunità e per trovare il coraggio di dire stop a tutto a quello che, di fatto, non aiuta a far crescere il senso di appartenenza alla comunità di fede e lascia spazio ai rapporti opportunistici, “usa e getta”, individuali e collettivi.

Per avviare il cambio di passo necessario saranno proposti laboratori differenziati, che esigeranno un effettivo protagonismo di ragazzi, giovani, adulti, anziani, e che vedranno anche la presenza di persone professionalmente preparate per aiutare il cammino sul piano relazionale, educativo e contenutistico.

Lo stop alle modalità e ai ritmi che interesserà il catechismo e altre esperienze, va valutato tenendo conto che l’alternativa è una proposta che vuole essere feconda e per questo più esigente e che richiede la disponibilità di persone che intendono mettersi in gioco.

Il concreto cambio di passo che vogliamo assumere, anche se arriva dopo anni di riflessioni, farà certamente discutere, ma una discussione seria, che guarda all’essenza dell’esperienza cristiana più che alla forma o alle proprie visioni o al proprio comodo, può rappresentare l’inizio di un nuovo e positivo approccio alla fede e di crescita del senso di appartenenza ecclesiale.

Maria nascente ci aiuta a pensare l’inizio di un nuovo anno pastorale non come una semplice ripartenza, ma come una nuova nascita: oltre a suscitare attese e speranze, ogni nascita rimescola le carte, incide concretamente su relazioni, ritmi, abitudini, prospettive e scelte.

Maria, madre di Cristo e madre della Chiesa, ci accompagni con la sua intercessione.

Don Momigli

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