XXIII domenica Tempo Ordinario anno C (Sap 9,13-18 Sal 89 Fm 1,9-10.12-17 Lc 14,25-33)
Il testo del vangelo di questa domenica è particolarmente provocatorio, soprattutto per persone che vogliono stare tranquille, cercano una vita sicura e il proprio individuale benessere.
«Una folla numerosa andava con Gesù» (Lc 14,25). A questa folla, che forse lo seguiva per aver visto qualche segno prodigioso o auspicando di veder realizzate le proprie aspettative, Gesù dice con chiarezza che per essere suoi discepoli non bastano i buoni sentimenti né una generica fede in Dio.
La vocazione a seguire Gesù è totalizzante, richiede un’adesione di tutta l’esistenza ed è frutto di una scelta non solo emotiva ma anche razionale.
Il discernimento è il cuore della vita spirituale e della sequela di Gesù, come emerge dal brano del Vangelo, nel quale per ben tre volte si ripete: «Non può essere mio discepolo» (Lc 14,26.27.33), e che contiene due esempi di discernimento: l’uomo che deve costruire una torre e il re che deve andare in battaglia.
Per evitare ogni illusione, Gesù chiarisce che non basta andare verso di lui o con lui, come le folle di cui parla il Vangelo: discepolo è colui che va dietro di lui.
Camminare verso o con Gesù significa avvicinarsi a lui secondo le proprie necessità, senza fare la fatica di andare dove lui va o di rimanere dove lui si ferma. Si può andare verso e con Gesù senza mettersi in gioco, continuando a conservare i propri criteri, le proprie ragioni, le proprie aspettative, il proprio stile di vita.
Discepoli di Gesù non ci si improvvisa. Non basta andare verso di lui per quello che ci aspettiamo possa fare per noi e dire le preghiere perché si trova pace o addirittura per dovere o paura.
Il discepolo si mette dietro il maestro e lo segue, accettando di andare anche dove non vorrebbe. Solo stando dietro di lui, il discepolo familiarizza con la visione e lo stile del maestro, percorre le sue strade, si ritrova nei luoghi dove non si sarebbe mai immaginato di abitare.
Solo stando dietro a Gesù, quando arriva il momento di prendere delle decisioni, il discepolo potrà rispondere con sapienza a domande come: dove metterebbe i piedi Gesù? Quale strada percorrerebbe?
Nella Bibbia la sapienza, di cui ci parla la prima lettura e che dobbiamo costantemente invocare come dono per operare un fruttuoso discernimento, è prima di tutto la capacità di comprendere e interpretare criticamente la realtà alla luce della fede, per leggere la vita e la storia «alla luce del Vangelo e dell’esperienza umana», come dice il concilio Vaticano II (GS, 49).
Per seguire Gesù è necessario avere la predisposizione giusta, che comporta tre atteggiamenti essenziali.
Il primo è legato in modo particolare all’ambito familiare: non anteporre nulla all’amore per lui. Per il discepolo l’amore per i familiari più cari passa attraverso l’amore per Gesù. Se così non è, anche l’amore per la propria famiglia rischia di diventare possessivo ed egoistico, snaturandosi.
Il secondo è particolarmente impegnativo: «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me…» (Lc 14,27). La croce di cui parla Gesù non è la disavventura o la disgrazia o la fatica che ci è capitata addosso, ma la logica del Vangelo, il modo di pensare di Gesù, che conduce a mettere in gioco la propria stessa vita, anche in modo ignominioso come ha fatto lui.
Il terzo è il rapporto con le ricchezze: chi è attaccato e ama le proprie cose non potrà ma amare veramente Gesù, perché non esce dalla logica del possesso per entrare in quella del dono e del servizio.
La fedeltà al Vangelo richiede comportamenti che dal punto di vista umano possono apparire irragionevoli, come illogico e incomprensibile per la società romana del tempo è quello che Paolo chiede a Filèmone: accogliere uno schiavo fuggitivo come fratello carissimo. Essendo entrambi convertiti a Cristo, la logica della loro vita non può più essere quella del mondo, devono riuscire ad andare oltre.
Avere il Vangelo come criterio di vita porta a rinunciare al proprio io come riferimento ultimo delle proprie scelte. Ecco perché la decisione di seguire Gesù è un processo, un cammino impegnativo e serio, che va ben oltre i buoni sentimenti e che non si può mai dare per scontato o dirsi concluso.